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“500 metri di libertà” per lo svolgimento di attività motoria individuale

“500 metri di libertà”. Movimento Futura Trieste interviene in merito al chiarimento fornito dal Prefetto di Trieste, Valerio Valenti, circa la possibilità di svolgere individualmente attività motoria “in prossimità della propria abitazione”, dando indicazione alle Forze di Polizia di considerare integrato il concetto di prossimità ove riferito ad un’area ricompresa nel raggio di 500 metri dalla propria abitazione (indicazione che – precisa una nota della Prefettura – è stata condivisa con l’Autorità Regionale e con i Prefetti delle province del Friuli Venezia Giulia).

 

“Alla fine del secondo conflitto mondiale, con la caduta del fascismo e la liberazione, l’Italia è diventata una Repubblica democratica, regolata da leggi ispirate e condizionate dai principi della Costituzione. L’articolo 16 della Costituzione – osserva Giulio Bonivento, già Primario della Struttura Complessa di Ortopedia e Traumatologia degli “Ospedali Riuniti” di Trieste – dichiara che “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza” ed è stato finora la colonna portante delle limitazioni adottate dal Governo italiano nei numerosi DPCM promulgati per arginare la diffusione del Covid-19. Fin da subito, nel dibattito politico, sono stati sollevati numerosi dubbi sulla legittimità dei vari DPCM, finché, nel gennaio 2021, il Tribunale di Reggio Emilia, con estrema fermezza, ha opposto all’articolo 16 della Costituzione la forza di un altro articolo, l’art.13, che sancisce il principio della inviolabilità della libertà personale, cambiando potenzialmente tutto il panorama legislativo relativo alla pandemia. Ma, soprattutto, dando nuova forza alla domanda che aleggia fin dall’inizio: le regole imposte, che continuano ad obbligarci a pesanti rinunce alla nostra libertà personale, sono tutte giustificate e tollerabili, o rappresentano un’irragionevole sopraffazione?

Senza volermi addentrare in questioni legali, che mi trovano del tutto impreparato – prosegue Bonivento – vorrei proporre qualche considerazione in ambito sanitario, tema che mi è più proprio.

In particolare, vorrei affrontare un tema specifico: la limitazione della cosiddetta attività motoria in prossimità dell’abitazione.

Due le domande fondamentali. La prima: su quali principi scientifici viene limitata la cosiddetta attività motoria? La seconda: qual è la logica che limita l’attività motoria entro un raggio in linea d’aria di 500 metri dall’abitazione?
Per capire, è indispensabile partire dal dato scientifico che la diffusione del virus Covid-19 tra due persone che si incrociano per brevi istanti, camminando all’aria aperta, è percentualmente insignificante. Detto questo, chiediamoci perché limitare in massa la facoltà di camminare liberamente, per poi avventurarsi nelle distinzioni bizantine tra chi corre, chi va in bicicletta o chi fa “nordic walking” con i bastoni. Già la semplice passeggiata, per almeno 10.000 passi al giorno, è fondamentale per mantenersi in buona salute, e anzi sarebbe auspicabile promuoverla, specialmente in tempi di chiusura in casa.

 

La seconda domanda verte sull’aspetto razionale che impone all’attività motoria il limite di 500 metri dal portone di casa. Limitazione del tutto priva di significato, unica per tutti i territori, per i paesini di 400 anime come per le metropoli da oltre un milione di cittadini. Il timore è che l’imposizione, particolarmente odiosa, nasca dal peccato originale dei primi DPCM, che hanno adottato per primi il termine “prossimità”, che vuol dire tutto, ma non riesce a dire niente. La prossimità in aperta campagna è la stessa in città? E in montagna, qual è la prossimità? Vittime insieme ai cittadini, i Prefetti nell’incertezza sono stati costretti a definire la “prossimità” in termini oggettivi, creando ancora maggiore sconcerto, visto che non è neanche dato sapere su quale base abbiano decretato i 500 metri”.

“Evidentemente – conclude Bonivento – la loro parola è sufficiente, ma purtroppo questo modo di procedere rinforza la sensazione sgradevole di non essere più cittadini, ma scolaretti delle elementari di altri tempi, avvezzi al grembiulino con il fiocco, all’indice in alto per la pipì e al pollice in alto per il resto. Divertente da commentare, ma assolutamente odioso e immotivato da accettare”

 

Giulio Bonivento, già Primario della Struttura Complessa di Ortopedia e Traumatologia degli “Ospedali Riuniti” di Trieste

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