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Completamento delle opere di riqualificazione del Canale di Ponterosso

Guarda il video con il discorso dell’ingegner Francesco Cervesi:

Nella giornata di oggi giovedì 06 maggio, si è svolta una conferenza stampa dal titolo “Completamento delle opere di riqualificazione del Canale di Ponterosso”. Davanti a piazza S. Antonio Nuovo a Trieste.

Sono intervenuti l’ingegner Francesco Cervesi, il candidato sindaco del Movimento, Franco Bandelli, il coordinatore provinciale Michele Sacellini, il consigliere comunale Roberto De Gioia e le esponenti del movimento Sabrina Iogna Prat e Rina Anna Rusconi.

Il coordinatore provinciale Michele Sacellini, ha introdotto l’incontro con la stampa esprimendo il suo profondo rammarico. Dichiarando che a differenza da quanto messo in atto dal movimento, mettendo da parte posizioni ideologiche in favore della bontà dei progetti, aderendo a campagne promosse da altri movimenti, associazioni e forze politiche, gli altri partiti non hanno fatto altrettanto.

Sacellini continua dicendo che si sarebbero aspettati che sull’Ausonia almeno i politici triestini avrebbero appoggiato la loro proposta. Aderendo anche alla raccolta firme lanciata, come invece Futura ha fatto. Restano aperti a ogni proposta, ma finora nessuno si è fatto avanti in questo senso dimostrando più attaccamento alle bandiere dei partiti che al bene della città.

L’ingegner Francesco Cervesi, sottolineando l’inerzia delle due precedenti Amministrazioni comunali nei confronti di un’area attualmente degradata, ma che potrebbe costituire invece una delle cartoline turistiche più attrattive per la città, ha formulato l’ipotesi di sei progetti sostenuti da Futura:

  1. il ripristino del Canal Grande nella forma originaria, con l’arrivo dello specchio d’acqua fino alla chiesa;
  2. la definizione di un progetto unitario per la realizzazione di piattaforme galleggianti da adibire a servizio di ristorazione con vista sul canale per l’utilizzo di Canal Grande;
  3. la progettazione di un ponte levatoio a due braccia per poter consentire l’ingresso anche a imbarcazioni più grandi di quelle attualmente presenti;
  4. l’individuazione di uno o più punti panoramici (balconi o terrazze, come ad esempio quella della chiesa di S. Antonio) da organizzare come angolo selfie a disposizione dei turisti per godere di una prospettiva diversa e godere di una nuova attrazione a costi ridotti;
  5. spostamento del mercato ospitato in Piazza S. Antonio che dovrebbe essere riportato in Piazza Ponterosso e infine la ripavimentazione dei lati della piazza, attualmente in stato di abbandono e anche pericolosi per i pedoni, per unirsi alle rifatte vie laterali, togliendo pure i contenitori della raccolta rifiuti per offrire una vista libera verso il mare.

Cervesi conclude dicendo che la prossima consigliatura partirà da zero e questo forse è un bene. Bisognerà avere le idee chiare, perché non si possono perdere altri 5 anni per indire concorsi di idee per capire cosa fare, tanto più che tali progetti si potrebbero finanziare attraverso capitoli di spesa che troverebbero anche l’apporto di fondi europei attraverso la Regione.

Il candidato sindaco del Movimento Futura Franco Bandelli, ha “bacchettato” l’Amministrazione comunale sulla lentezza rispetto alla realizzazione di alcune opere. Oltre il contestuale annuncio di opere faraoniche irrealizzabili come l’ovovia, che rappresentano solo perdite di tempo a discapito della situazione di degrado delle periferie cittadine, sulle quali Futura ha concentrato il proprio impegno.

Nella prossima conferenza stampa, Bandelli ha anticipato che si parlerà delle grandi opere pubbliche incompiute, in cui il Movimento farà il punto sul reale stato dei cantieri trionfalmente inaugurati da Sindaco e Assessori comunali.

Rina Anna Rusconi ha offerto alcuni cenni storici sul Borgo Teresiano e ricordato la proposta, lanciata nel corso di una recente conferenza stampa di Futura, di dedicare una statua da collocare in piazza Ponterosso alle Venderigole, che appartengono alla storia e tradizione popolare più genuina di Trieste.

Il Borgo Teresiano, ha ricordato Rusconi, nasce dopo la proclamazione del Porto Franco del 1719 da parte dell’Imperatore Carlo VI. Alla luce del crescente incremento dei traffici via mare decise di ampliare lo spazio abitativo di Trieste utilizzando l’area a valle della città medievale che sin dai tempi dell’antica Roma era adibita a saline ma, agli albori del ‘700, erano orami in parte in disuso e per niente salubri.

Verso il 1750 venne definito il progetto, la zona era ancora attraversata da tre canali e l’ipotesi era di interrare saline e acquitrini, ma di rendere navigabili i tre canali per una maggior penetrazione del mare e relativi commerci dentro la città.

Prevalse l’opinione di un solo canale scartando anche l’ambizioso progetto redatto sotto Carlo VI di costruire ben diciannove canali, una trentina di ponti, una quarantina di isolati e una decina di km di banchine. Da diciannove canali si è passati prima a nove, poi ai tre esistenti. Uno è quello che attraverso Piazza della Borsa giungeva a Riborgo; l’altro medio che arrivava alla chiesa odierna di Sant’Antonio accogliendo 2 torrenti e il terzo che ora scorre sotto Via Carducci chiamato il torrente maggiore. Canali tutti accessibili da piccole barche e disposti per il servizio delle saline.

Prevalse infine l’idea di un solo canale, bello, grande e funzionale alle esigenze della città. Fu il veneziano Matteo Pirona, che nel 1756 dopo soli due anni di lavoro, concluse i lavori di scavo del Canale lungo 370 metri, largo 28 e dell’unico ponte, quello rosso costruito in legno che per circa cento anni fu anche l’unico che poi si apriva sull’omonima Piazza Ponterosso ( 1854) , una delle prime piazze della “città nuova”.

Nel 1832 il Ponte Rosso viene ampliato e ricostruito in ferro, un paio di decenni dopo nasce il Ponte Verde posto all’imbocco del mare, nel 1904 gli viene affiancato un altro ponte, detto Ponte Bianco o Nuovo, per far passare la ferrovia che collegava il porto vecchio a quello nuovo passando per le Rive. La parte terminale del canale è stata interrata nel 1934, con le macerie derivanti dalla demolizione della città vecchia tra il Ghetto e l’area del Teatro Romano, ricavando così l’attuale piazza Sant’Antonio.

Grazie alla politica tollerante di Maria Teresa, che decretò la libertà di culto e permise alle varie comunità religiose di costruire le proprie chiese, vennero edificati diversi luoghi di culto tuttora tra i più significativi dell’architettura triestina. Nella pianificazione urbana del Borgo Teresiano vennero usate moderne linee guida, i costruttori, principalmente mercanti appunto, commissionarono famosi architetti ed artisti come Matteo Pertsch, Pietro Nobile e Cesare dell’Acqua per la progettazione dei loro futuri edifici commerciali e residenziali e religiosi.

Il risultato è un’architettura cosmopolita, con forti tratti italiani ma influenzata dall’architettura viennese del 19° secolo.

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