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La proposta di Futura per Trieste: cultura e territorio, tradizione e futuro

Il mercoledì 4 agosto presso la gelateria “Il Pinguino” di Molo Pescheria, 1 a Trieste il Movimento Futura ha tenuto una conferenza stampa dal titolo “Il progetto di Futura per Trieste: cultura e territorio, tradizione e futuro” a cui sono intervenuti il candidato sindaco del Movimento, Franco Bandelli, il consigliere comunale, Roberto de Gioia, il coordinatore provinciale, Michele Sacellini e le esponenti del Movimento Rina Anna Rusconi, Francesca Borgheggiano e Anna Lucia Maria Fraschetti Delmestri.

Il Movimento Futura propone una visione a lungo termine contraddistinta da un progetto culturale sia di carattere verticale che orizzontale il cui fine è quello di ridare linfa vitale al tessuto sociale di Trieste” ha esordito Michele Sacellini, coordinatore provinciale del Movimento Futura. “Oggi, ha proseguito Sacellini, presentiamo quindi alcune idee per piccole e grandi iniziative che, con la nuova Amministrazione comunale, intendiamo trasformare in progetti concreti e che resteranno sul tavolo anche al termine della campagna elettorale, in quanto non vogliamo restino semplici promesse, ma temi su cui cercare e trovare future condivisioni anche con altre forze politiche”.

“Per Futura, ha conferma il candidato sindaco, Franco Bandelli, la cultura non è qualcosa di marginale, ma di centrale e non è solo la grande letteratura, ma rappresenta un discorso più ampio e necessita quindi di più registri di intervento: ad esempio, traendo spunto dalle tradizioni locali, si possono rivitalizzare i rioni e la periferia dando spazio ad associazioni culturali e pro loco o aggregazioni similari che organizzino mercatini, mostre, eventi musicali, rassegne teatrali; che rimettano cioè in evidenza usi e costumi, frutto delle più semplici e genuine consuetudini che rappresentano la ricchezza specifica del luogo.

Se il rione ha una piazza principale si usi quella, se c’è un teatro allora che sia quello lo spazio in cui far recitare grandi e piccoli, dando spazio al teatro dialettale, alla poesia, a mostre di fotografia. “Trieste, ha continuato Bandelli, è conosciuta per avere il maggior numero di associazioni, piccole o grandi che siano ed è ad oggi una delle città in cui rispetto al resto d’Italia si rileva più vitalità da questo punto di vista. Sarebbe il caso di ridare vita a questo genere di attività che rende frizzante e magico l’ambiente, oltre che a rimettere in moto e dare vigore alla socialità”.

Dal canto suo, de Gioia ha ricordato il grande valore sociale dei rioni e l’importante contributo per la loro rivitalizzazione offerto dal Palio dei rioni, manifestazione molto sentita dai residenti di cui ha auspicato la ripresa con l’avvento della prossima Amministrazione comunale. Bandelli ha voluto ricordare in tal senso il ruolo avuto dell’ex vicesindaco di Trieste e assessore comunale alla Cultura, Roberto Damiani rimarcandone la grande attenzione per la cultura, che sarà, ha promesso il candidato sindaco,  al primo posto tra le priorità di Futura nella prossima Consiliatura.

“Non ci mancano idee per i grandi eventi , hanno aggiunto Rusconi e de Gioia;  a Trieste c’è un “tema”  che ad oggi non è stato ancora esplorato. Nascerebbe a dir poco spontaneo un festival dedicato alla musica popolare: essere città di frontiera vuol dire anche avere come tradizione la musica d’autore: triestina, slovena, istriana, serba, greca, ebraica. Un luogo in cui i Balcani e la Mitteleuropa si incontrano, dove genti, culture e lingue diverse si intrecciano da secoli, dove ci sono scuole di musica, da quelle più istituzionali a quelle più moderne, e tanti gruppi musicali, bande e musicisti che esplorano le melodie e le sonorità dall’anima popolare. Trieste è pertanto la sede ideale per una kermesse di musica folk, un festival che riempia le piazze e le strade di suoni, tradizioni e grande suggestione, coinvolgendo il mondo musicale locale, ma che guardi anche ai paesi limitrofi e oltre.

La tradizione popolare è in fondo la base delle sonorità più attuali e quindi, parallelamente alla festa della musica, sarebbe auspicabile promuovere un convegno di studi in cui l’origine della musica, la sua evoluzione, le sonorità dei vari strumenti, la potenza anche “salutare” dell’ascolto della musica, mettesse al centro una delle attività artistiche che a oggi non ha bisogno di essere interpretata o spiegata, perché parla direttamente al “corpo emozionale” delle persone. Borgheggiano, evidenziando la centralità della socializzazione, mancata così tanto in questo periodo anche nella componente psicologica della cittadinanza, ha portato come esempio quello delle aperture delle strutture manicomiali alla città determinate dell’esperienza basagliana.

Secondo Rina Anna Rusconi, a Trieste poi non ci si può proprio stancare di parlare di letteratura. In Italia a cavallo tra Otto e Novecento, ci sono solo tre “episodi” fuori dagli schemi e dal clima letterario nazionale prevalente. Sono tre “isole letterarie”, tre mondi completamente diversi e molto distanti, geograficamente parlando, l’uno dall’altro dove alcuni autori hanno “letto e fotografato” il proprio “mondo” in maniera superlativa e prodotto letteratura la cui unicità, valenza e fama non conosce frontiere: si tratta della Trieste di Svevo, Saba e Joyce, della Sicilia di Tomasi di Lampedusa e della Sardegna di Grazia Deledda, Premio Nobel per la Letteratura. E’ in questo panorama unico che si inserisce la “Trieste di Carta”, una città che, letterariamente almeno, sembrerebbe contrastare le leggi della fisica, tanto da apparire sospesa in un tempo e un luogo indefinito, prigioniera di una vitalità segreta e invisibile che appare e scompare, ma rimane ancora e sempre una fonte inesauribile di ispirazione per gli scrittori contemporanei.

Quello che appare per noi incomprensibile è come mai quando il “curriculum” letterario di Trieste arriva agli uffici dell’Unesco qualcosa si inceppa, come se i capolavori che sono stati scritti e hanno fatto il giro del mondo non fossero di fatto già appartenenti al “patrimonio immateriale dell’umanità”. Servirebbe a questo punto, per uscire dall’impasse, un comitato di altissimo profilo in cui gli intellettuali di primo piano della città, che sono tanti e illustri,  insieme ad altri soggetti di caratura nazionale e internazionale redigessero un “documento” da presentare all’Unesco. Sono certa che il verdetto non potrebbe che essere favorevole a Trieste e confacente al ruolo che, grazie ai suoi grandi scrittori e poeti, si è già guadagnata nella storia”.

“Nel frattempo però c’è un altro percorso ancora inesplorato, ha concluso Rusconi: un Parco letterario che, con Trieste, coinvolgesse tutta la regione. I luoghi più eclatanti in sintesi sono: San Martino del Carso con le poesie di Ungaretti, soldato durante la Prima Guerra Mondiale; Grado e le poesie di Marin; Hemingway che con “Addio alle armi” ricorda la sua presenza in regione nella Grande Guerra; Gorizia, con il filosofo Michelstaedter, Casarsa e Pasolini, Sgorlon e la Carnia; Ippolito Nievo e il Castello di Fratta con il suo “Le confessioni di un italiano”. Sono solo alcuni esempi tra quelli di maggior rilievo, ma non gli unici.

Trieste e il Friuli Venezia Giulia potrebbero diventare un libro a cielo aperto, un’antologia letteraria turistica dove i luoghi e gli itinerari diventerebbero indimenticabili lezioni di vita e di scrittura. Riqualificare un territorio attraverso un Parco letterario diffuso porterebbe ovviamente a ingenti ricadute economiche, in quanto il turismo culturale si trasformerebbe in economia del territorio e quindi attrarrebbe visitatori. La sinergia tra Trieste e il resto della regione come valorizzazione culturale internazionale rispetto alle peculiarità letterarie sarebbe il preciso segnale di una politica lungimirante

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