PROGRAMMA ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2021

Un progetto politico è visione e speranza

Il movimento politico FUTURA si presenta per proporre una politica alternativa rispetto al panorama attuale dove, tra le diverse proposte, si inserisce con il fine di costruire un progetto concreto, innovativo quanto necessario per Trieste. Visto l’inaspettato momento storico che ha messo in grave difficoltà l’economica non solo di Trieste e della Regione, FUTURA intende proporre la propria visione a lungo termine soprattutto con il fine di riequilibrare il tessuto economico e sociale che in quest’ultimo periodo è stato messo a dura prova.

FUTURA è composta da persone le cui professionalità spaziano in molti settori e da giovani che si confrontano per la prima volta con un impegno politico e sociale, che certamente porteranno grande entusiasmo, ma anche da chi invece ha maturato nel corso degli anni grande esperienza amministrativa e politica a Trieste, in Regione e a livello nazionale, una ricchezza questa che certamente permetterà a FUTURA di incidere maggiormente nel panorama politico delle prossime elezioni comunali.

L’esperienza del gruppo dirigente fondativo è una ricchezza acquisita, con delle radici così solide ed uno sguardo disincantato, si ripropone dunque di costruire un progetto politico valido e adeguato per le esigenze di Trieste che si contrapponga a quel tipo di politica tanto di moda di questi tempi, quella politica che si nasconde dietro facili slogan privi di contenuti poi, di fatto, vuoti di significato e irrealizzabili. E dunque molti movimenti che nascono ad hoc per l’ennesima elezione, passato il primo momento di euforia e perso il colore della “novità” si scontrano con la realtà perché incapaci di agire per poi ovviamente sparire con la stessa velocità con cui sono apparsi.

E’ importante anche sottolineare che questo movimento si considera trasversale e non è attratto dalle classiche definizioni di “destra” o di “sinistra” né tantomeno da quei fenomeni meglio conosciuti come populismi o sovranismi.

Proprio visto che i riferimenti politici, oggi vengono usati troppo spesso impropriamente, diventa imprescindibile ed importante prenderne le distanze e collocare FUTURA in uno spazio, chiaramente molto ampio, che è rimasto praticamente “vuoto” politicamente parlando, quello spazio cioè in cui si ritrovano moltissime persone che non si sentono rappresentate dalle attuali forze politiche e che chiedono proposte, attendono risposte e azioni in linea con le esigenze del territorio e del momento.

FUTURA presenterà un progetto per la città con una visione politica dagli effetti a lungo termine, usando lungimiranza e capacità programmatica per poter incidere in modo inequivocabile al fine di disegnare per Trieste il migliore dei futuri possibili, ponendo sempre la massima attenzione agli aspetti di sostenibilità ambientale ed economica, ponendo al centro le reali necessità del territorio che favoriscano lo sviluppo attuale e futuro della città.

Prese dunque le distanze da facili slogan vuoti di significato, il movimento è certamente aperto alla collaborazione con altri soggetti, movimenti, cittadini, associazioni o partiti che desiderano condividere, dopo utili confronti, un programma articolato e un progetto politico concreto, chiaro e soprattutto realizzabile.

Scarica il PDF per scoprire i punti fondanti del progetto di governo comunale a cui FUTURA si ispira.

IL NOTIZIARIO EDIZIONE COMPLETA | 28/09/2021 12:59 – Produzione MEDIANORDEST: https://youtu.be/09h0nv4wNj4

Una nuova visione per una Trieste, moderna, funzionale attrattiva: da Campo Marzio a Miramare, un restyling d’impatto

Una proposta di riqualificazione è ovviamente possibile: risanare completamente modernizzando i due stabilimenti balneari (Ausonia e Lanterna) mantenendo però intatte le modalità di uso e il valore storico-sentimentale del “Pedocin” tanto amato dai triestini. Ripristinare l’attuale piscina terapeutica il prima possibile perché è un servizio essenziale per questioni di salute; a tal fine si potrebbe pensare una costruzione “a nuovo” nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo, inseguendo comunque qualsiasi soluzione che possa ridare tale servizio terapeutico alla cittadinanza il prima possibile. Riqualificare interamente il Museo Ferroviario di Campo Marzio magari inserendo uno spazio dedicato ai trasporti e alle attività portuali. Quindi pensare ad un’area in cui l’acqua è protagonista con i due stabilimenti balneari storici (Ausonia e Pedocin) rimessi a nuovo, dove all’Ausonia oltre al riprisino della piscina come prima del crollo si può pensare al rifacimento del trampolino alto per i tuffi. Creare in questa zona passeggiate e giardini privilegiando quanto più possibile il verde e gli alberi e delle aree parcheggio, dotando però, il nuovo polo, di un accesso tramite un tram, mezzo suggestivo, retrò che pur fungendo da servizio pubblico diventa anche arredo urbano. Mantenere le piccole baie come ormeggi di barche risistemando i servizi in maniera adeguata. Il tram storico partendo da Campo Marzio percorra le Rive e arrivi all’ingresso di Porto Vecchio e prosegua in direzione Barcola tenendo ben presente la proposta di eventuale risistemazione della sala Tripcovich quale snodo/stazione della mobilità sostenibile.

L’area del Porto Vecchio è certamente la scommessa più importante per Trieste, e in concreto, rappresenta possibilità di sviluppo per la città, quindi una grande occasione da non perdere. Lo spazio è immenso, gli edifici sono uno splendido esempio di archeologia industriale perciò oltre ad una politica attenta in grado di richiamare forti investimenti nell’area, il progetto d’insieme dovrebbe guardare a non costruire solamente un “Museo” a cielo aperto, movimentato di giorno e vuoto dal tramonto in poi.

Un fronte mare può e deve avere stabilimenti balneari, area wellness ovvero spazio balneabile attrezzato. Risanare tutta l’area fino a Barcola, ampliare il servizio di trasporto marittimo che già collega Muggia a Trieste con tappe fino a Miramare, Grignano, Sistiana, Duino.

Inoltre un tram interno (possibilmente storico) che senza inquinare colleghi l’area da Campo Marzio a Miramare e permetta quindi la fruibilità di tutto il lungomare senza insistere su un traffico che intasi il fronte mare ma che anzi, con i collegamenti marittimi e tramviari, ne riduca il più possibile l’incidenza.

In merito ai Musei una concentrazione è interessante, con la Centrale Idrodinamica e magari anche quello di Storia Naturale si crea uno spazio di grande interesse culturale. In attesa che i contenuti del Magazzino 18, quello delle masserizie degli Istriani, vengano ricollocati in altre sale finalmente aperte al pubblico.

Il Porto Vecchio è anche una porta d’ingresso alla città, l’area destinata al turismo congressuale prevede la possibilità di un gran movimento di persone, una volta che sarà possibile riprendere in mano e rilanciare questo importantissimo settore economico, che per alcuni decenni è stato uno dei “fiori all’occhiello” di Trieste, ecco che parallelamente ci deve essere una rete adeguata di servizi in grado di “servire” alle tante e diverse esigenze di questo particolare settore turistico.

Vista la vastità della zona del Porto Vecchio dove in quell’area dovrebbero necessariamente trovare sede naturale tutte le attività economiche legate all’economia del mare, resta prioritario ricostruire e progettare a nuovo questa parte della città dotandola di tutte le infrastrutture più moderne, rendendola così attrattiva a quelle grandi società di investimento che esistono in diversi paesi con economie più fiorenti della nostra.

Fermo restando che il sistema dello spezzatino per il tentativo di attrarre investitori all’interno del Porto Vecchio, si è già dimostrato in gran parte fallimentare, ecco che il ruolo di chi si propone alla guida per i prossimi 5 anni della nostra città deve essere necessariamente quello di fungere da garante nei confronti del rispetto delle regole di chi viene ad investire nel nostro territorio, ma contestualmente anche diventare il vero fulcro non solo a parole di quell’opera di sburocratizzazione che molte volte ha rappresentato il “vulnus” per possibili insediamenti all’interno di quest’area.

La collaborazione in tal senso primaria deve essere costante e assidua con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale. Bisogna trovare ad avere il coraggio di accettare anche proposte di investitori che vedrebbero di buon grado la nascita in quella zona di alberghi luxury (5 stelle superior, vera ed unica mancanza nel settore ricettivo), vie dedicate allo shopping di lusso, ristoranti ed eventualmente sfruttare la percentuale massima del 20% di edificabilità residenziale così come previsto dal PRG vigente solo ed esclusivamente a favore dei nuovi insediamenti.

Con un progetto in Porto Vecchio avviato verso una riqualificazione da nuovo rione turistico-culturale, si dovrebbe risanare la parte mare restante in direzione Barcola creando continuità, inserendo e ristrutturando gli spazi delle attuali realtà associative, per arrivare a Barcola dove si potrebbe affrontare il lungomare con un progetto riqualificante che dia un nuovo volto a tutta la zona. Realizzare una parte del lato mare per ampliare lo spazio ora esistente dedito alla balneazione dotandolo di moli a T come previsto dal piano regolatore vigente. Attuare un collegamento con navette elettriche o tram eco-sostenibili che attraverso Porto Vecchio arrivi fino al Castello di Miramare. Realizzare definitivamente una pista ciclabile adeguatamente indicata e degna di questo nome.
Un restyling totale da Campo Marzio al Porto Vecchio con un progetto di continuità lungo tutto il lato mare che comprenda Barcola fino al Castello di Miramare, con pista ciclabile e tram (o comunque con navette elettriche eco-sostenibili) di collegamento in andata e ritorno, e soprattutto vanno tolti dall’area fronte mare tutti i parcheggi dalla Capitaneria di Porto al Salone degli Incanti. La stazione marittima come attracco crociere può andar bene in questa fase di transizione fino a quando non si realizzerà altra idonea struttura all’interno di Porto Vecchio, senza dubbio meno invasiva e assolutamente più funzionale alle esigenze del settore turistico dotandola di elettrificazione delle banchine in modo da poter far spegnere i motori inquinanti alle navi che vi stazionano.

L’economia del mare

L’economia del mare è la più importante risorsa del nostro Paese e lo è tanto più per Trieste. Il Porto ha segnato la storia di questa città e ne segnerà anche il futuro. Nato grazie alla visione politica lungimirante dell’Imperatore Carlo VI d’Asburgo agli albori del ‘700 che, nonostante il dominio secolare della Serenissima e i commerci in Adriatico, sceglie Trieste quale porto dell’impero, una scelta questa che cambierà completamente i destini del piccolo borgo ancora di stampo medievale. Al di là di questo, premesso che Trieste entra con il suo mare all’interno dell’Europa centro-orientale, si può intuire a quali e quante ulteriori opportunità si presti. Qui di seguito proposte e riflessioni.
L’Adriatico, vista la bellezza della costa istriana e dalmata, è solcato da un numero considerevole di Yacht anche di una certa imponenza e importanza. Per diversi mesi queste lussuose imbarcazioni sono costrette a svernare trovando dimora dove i costi sono più convenienti. Trieste con uno dei bacini del Porto Vecchio potrebbe essere il luogo ideale per tutta una serie di motivi: posto riparato, al centro di una città importante, vicinissimo a grandi vie di comunicazione come autostrada e aeroporto, in grado di fornire assistenza e servizi di ogni tipo in tempo rapido. Tutto l’Adriatico non potrebbe offrire di meglio.
Lo sviluppo della nautica è in forte espansione. Anche in questo caso il Porto Vecchio si presta a ospitare un turismo nautico di qualità, non solo come punto di arrivo, già unico per il fatto che si arriva e si può godere di quanto offre la città, ma anche come punto di partenza per entrambe le coste, sia quella italiana che quella croata. Ha tutte le carte in regola, anche grazie alla Barcolana che già le da la fama di “ capitale della vela “ , per diventare il più importante Marina del Mediterraneo, anche per le condizioni offerte vedi capitolo per i mega yacht.
Oltre alle linee di trasporto via mare già in essere, vedi i collegamenti via mare con Muggia, Sistiana e Monfalcone, Grado, si possono ampliare i collegamenti sia con l’Istria e la Dalmazia ma anche e soprattutto con le piccole località della costiera triestina come S, Croce, i Filtri e Cannovella, con soste in Porto Vecchio, Barcola e Miramare. In questo caso si andrebbe ad alleggerire il traffico in Costiera decongestionando parcheggi e limitando l’inquinamento mentre per Barcola e Miramare, con il trasporto di turisti e bagnanti via mare, si vedrebbe alleggerita di molto la pressione e l’intasamento del traffico a favore dei residenti di Barcola.
Una città di mare che si rispetti dovrebbe averne uno. Se ne parla da anni ma nulla succede. Se fosse rimasto nella vecchia ex pescheria “ S. Maria del Guato”, oggi “ Salone degli Incanti “ avrebbe sicuramente incantato di più e sarebbe senz’altro uno dei posti più gettonati di Trieste. Bisognerebbe avere il coraggio di proporre un ritorno al passato, magari mettendo in atto un uso promiscuo tra arte, esposizioni e mercato, se si sposta l’acquario esistente, li si potrebbe eventualmente ripristinare la pescheria centrale.
Premesso che a Trieste ci dovrebbe essere un Porto pescatori, oggi i pescherecci sono sparsi un po’ ovunque, si dovrebbe organizzare un servizio di pesca turismo, molto apprezzato da turisti di nicchia, con annesso giro del golfo ed escursioni mirate. Molto in voga lungo la costa emiliana dove c’è solo sabbia, a Trieste si potrebbe offrire, vista la bellezza del paesaggio grazie alla conformazione geomorfologica delle coste, un “prodotto” turistico molto attrattivo.
Manca del tutto e anche in questo caso un centro attrezzato in grado di fornire ogni supporto a chi vuole solcare il mare, da solo o anche guidato, è una opportunità che una città di mare non può non considerare.
La piccola piscina terapeutica, appena sufficiente ad accontentare le necessità dei triestini, ci ha mostrato quanto sia importante la cura con l’acqua di mare, appare chiaro quali e quante sarebbero le ricadute se si sviluppasse un turismo termale/ talassoterapico di svago e quindi in quest’ottica si costruisse un impianto adeguato ad una richiesta internazionale. Magari in Porto Vecchio sul fronte mare.
Da non trascurare il fatto che una città di mare che sia tale e che vuole definirsi internazionale non può non avere un Acquario di un certo livello premesso che il piccolo Acquario che oggi abbiamo è il sito più visitato dopo il Castello di Miramare. Quindi siccome hanno già deciso che il “Parco del Mare” si farà che sia meno impattante possibile, che sia laboratorio e Centro Studi sulla biodiversità marina e che siano utilizzate strutture tecnologicamente avanzate in grado di fornire una visione più virtuale possibile del patrimonio ittico dei nostri mari.

Urbanistica e Lavori Pubblici

Assessore tecnico scelto previo confronto con gli Ordini, i Collegi e le Categorie.

Riorganizzazione degli uffici dell’edilizia privata con il loro potenziamento in termini di personale.

Approvazione di una variante generale ricognitiva al PRGC per correggere gli errori puntuali e per prendere in considerazione le diverse richieste pervenute negli anni agli Uffici relativamente ad immobili zonizzati in zone non omogenee.

Al fine di valorizzare la piccola proprietà e permettere piccoli interventi edilizi con ricadute dirette su cittadini ed imprese locali.

Approvazione urgente di una variante al Piano di Recupero del Centro Storico al fine di permettere l’applicazione dei vari Bonus (ecobonus e sismabonus 110%) previsti dal Governo che attualmente in zona A0 non sono ammessi.

Approvazione urgente di una variante al PRGC al fine di permettere l’applicazione – con i vincoli e le limitazioni opportune visto il pregio delle relative zone – del cd Piano Casa già previsto dalla Regione anche nelle zone A e B (attualmente non applicabili causa mancanza di una delibera ad hoc da parte del Comune).

Approvazione urgente del Piano Particolareggiato per l’infrastrutturazione turistica e ricreativa del lungomare di Barcola.

Approvazione di un progetto di risistemazione del lungomare tra il Canale Ponterosso e la Stazione Marittima con funzione turistica.

Approvazione di un Progetto di valorizzazione e pedonalizzazione in funzione di percorso archeologico e turistico della zona che va dalla Cattedrale di San Giusto all’arco di Riccardo con eventuale partecipazione di privati in modalità di project financement per la realizzazione di alcune opere connesse al percorso.

Preferenza, nell’individuazione dei progetti da inserire nel Piano delle Opere, di quelli di importo sotto soglia comunitaria al fine di favorire e far crescere il tessuto economico locale e le imprese locali.

Piscina terapeutica: nella zona dov’era entro un anno dall’avvio della consiliatura devono venir appaltati i lavori. Nomina di un project manager che risponda di tali tempistiche.

Riavvio tram di Opicina entro 12 mesi dall’avvio della consiliatura.
Riqualificazione del piazzale dell’obelisco con funzione di terrazza panoramica e servizi ristoro.

Riqualificazione totale di piazza Sant’Antonio sino a via San Spiridione.

Ristrutturazione della galleria Sandrinelli, vista la vetustà della stessa e per non ritrovarsi presto con una situazione simile a quella di galleria Foraggi.

Realizzazione rotatoria all’intersezione tra via San Marco e viale Campi Elisi.
Piano organico di ristrutturazione delle scuole superiori, messa a norma sismica ed antincendio, sistemazione delle palestre.

Tripcovich: progetto di riqualificazione di largo città di Santos e riuso della stazione come punto di snodo della mobilità sostenibile.

Porto Vecchio: costituzione società di progetto, individuazione con delibera consiliare entro i primi 4 mesi dalla consiliatura delle linee strategiche di indirizzo da affidare al/ai rappresentante/i del Comune in CDA. La preferenza per la concessione o vendita degli edifici per attività che portino innovazione e nuove tecnologie. Nell’ambito del progetto di recupero del Porto Vecchio il Comune si concentrerà nella realizzazione delle infrastrutture energetiche del comprensorio e nella bonifica dei torrenti Chiave e Martesin (scolmatori fognari). Sul terrapieno di Barcola la bonifica verrà effettuata con un innovativo progetto di fitodepurazione che prevede la creazione di un parco urbano.

Gasometro: restauro delle facciate, bonifica dell’amianto in copertura e riuso dello stesso quale “teatro Shakespeariano” a beneficio delle associazioni musicali cittadine, associazione musicali giovanili (es GASP, Conservatorio ecc) e scena musicale locale. Progetto che dovrà tenere conto di soluzioni di gestione ed utilizzo basso costo.

Ex Pescheria: riuso della ex Pescheria quale FishMarket turistico.

Pescheria in area Gaslini: progetto organico di riqualificazione del sito come mercato all’ingrosso, ristrutturazione edifici, spazi esterni ed attracchi (moli e banchine).

Mercato di Largo Barriera: individuazione di un progetto per la riqualificazione del mercato con obbligo di prevedere il mantenimento e la valorizzazione delle piccole realtà (es. no grande distribuzione), utilizzo del primo piano per la creazione di locali per la promozione dei prodotti culinari legati alle tradizioni dei territori circostanti ed utilizzo della terrazza come luogo di aggregazione cittadina e di eventi sociali.

Il Commercio

Il rilancio del settore terziario costituisce priorità dell’azione amministrativa di FUTURA. Il commercio al dettaglio, in particolare, necessita di sostegno e misure innovative per mantenere e, possibilmente, aumentare il numero di attività e di addetti dopo la disastrosa era della pandemia.

I negozi di prossimità (o di quartiere) hanno subìto una lenta decadenza durante gli anni passati, lasciando spesso sguarniti interi rioni e grandi agglomerati residenziali (si pensi, ad esempio, ad Altura). Non sono venute meno soltanto attività economiche, ma anche presìdi di socialità e sicurezza.

FUTURA varerà un piano di rilancio rivolto agli esercizi attivi e di incentivi quelli che vorranno insediarsi al di fuori del perimetro del centro storico.

Nel dettaglio, verrà azzerata l’Imu per 5 anni sui fori commerciali fino a 80 mq. Il minore peso fiscale andrà a beneficio diretto del negoziante se proprietario dell’immobile e nella misura dell’80% in caso di affitto, attraverso la diminuzione dell’importo di locazione.

Nel contempo, anche la Tari verrà rivista in diminuzione per le piccole superfici di vendita.

Oltre alla leva fiscale, e al fine di incentivare la frequentazione delle periferie e, quindi, di aumentare la potenziale clientela dei negozi di prossimità, FUTURA varerà un fitto calendario di eventi e manifestazioni pubbliche di carattere ludico e culturale da svolgersi nei rioni cittadini, co-organizzate dal Comune, coinvolgendo le realtà associative di quartiere. Trieste non è solo le piazze del centro, ma anche e soprattutto i rioni dove i cittadini vivono, abitano, tessono relazioni sociali.

Le attività commerciali del centro vivono, a loro volta, difficoltà strutturali oltre a quelle contingenti dovute alle misure restrittive conseguenti al Covid. Non si contano i fori sfitti e le saracinesche abbassate, le chiusure di marchi storici, gli abbandoni di negozianti capaci sopraffatti dalle difficoltà.

FUTURA intende invertire questo desolante trend, implementando azioni amministrative nuove, decise, efficaci.

Verranno attratti acquirenti da fuori città, associando agli acquisti effettuati nei negozi triestini l’opportunità di soggiornare gratuitamente – o a prezzo fortemente ribassato – per una notte presso una struttura ricettiva locale. Al raggiungimento di un tetto di spesa – dimostrabile con scontrini caricati su una app dedicata – il cliente otterrà il buono per un pernottamento gratuito.

Acquisti in tranquillità, anche se si proviene da lontano, nessuna ansia per il rientro notturno.

La misura viene finanziata con parte dei proventi della tassa di soggiorno, quindi nessun onere per le finanze comunali.

Appare evidente come tale azione favorisca, in un colpo solo, i negozi – dove l’acquirente viene incentivato ad acquistare di più per garantirsi il pernottamento gratuito -, le strutture ricettive e il settore della ristorazione in quanto chi pernotta, ovviamente, va anche a cena.

FUTURA intende anche sperimentare la gratuità degli stalli blu nei fine settimana, come avviene in altre città. Un provvedimento che ha lo scopo di attribuire anche ai negozi del centro storico uno dei vantaggi di cui ora godono solo i centri commerciali.

FUTURA valuterà, infine, la possibilità di accesso alle aree pedonali dei mezzi dedicati al rifornimento delle attività commerciali, entro precise e limitate fasce orarie di minore fruizione da parte dei passanti, come già avviene con successo in molte città europee.

Società partecipate dal Comune

FUTURA intende mantenere la presenza del Comune all’interno di quelle società effettivamente funzionali agli scopi pubblici dell’Istituzione e al perseguimento di benefiche ricadute economiche sul nostro territorio.

Si porrà fine al depauperamento del capitale pubblico – ovvero, dei beni di tutti i cittadini – causato dalle continue vendite delle azioni Hera, attuate da tutte le amministrazioni che fin qui si sono susseguite. Meno sono le azioni possedute, minori sono gli utili incassati annualmente e, quindi, meno soldi a disposizione per finanziare servizi rivolti ai cittadini.

Al contrario, la presenza del Comune va consolidata anche per potere maggiormente incidere sulla qualità dei servizi resi ai cittadini dalla società cui sono affidati compiti essenziali.

FUTURA rivoluzionerà completamente il metodo di nomina negli organi di amministrazione e controllo delle società partecipate dal Comune. Non più gli amici o gli amici degli amici, non più trombati della politica cui regalare una poltrona.

FUTURA selezionerà manager competenti e affidabili, superando l’appartenenza politica, in grado di portare un valore aggiunto concreto, che non si accontentino dello status quo, ma conducano vere azioni di rilancio a vantaggio della città.

Gli appalti delle società partecipate dal Comune dovranno essere rivolti, in ogni caso consentito dalla legge, alle aziende triestine. I denari pubblici di Trieste devono servire per alimentare un circolo virtuoso a favore delle imprese economiche locali.

La cultura del turismo

Il turismo è stato per Trieste, dopo anni di crescita esponenziale, una significativa fonte di ricchezza.

Naturalmente la situazione eccezionale che riguarda l’anno 2020 ha quasi completamente bloccato l’afflusso turistico a cui si era abituati. Nonostante l’ottimo risultato raggiunto prima dell’arrivo del virus non avremmo potuto comunque permetterci di rimanere fermi sui risultati raggiunti.

Ora è tutto da ricostruire. In quest’ottica però possiamo guardare anche a una situazione pregressa al dramma attuale che andrebbe assolutamente rivista: riqualificazione di tutto ciò che è la segnaletica turistica, che abbia un design unico, riconoscibile, uniforme rispetto al territorio e non sia invasiva, che indichi chiaramente siti, musei e itinerari. In sinergia con gli uffici regionali per la promozione turistica aprire Infopoint oltre che a Miramare, in Porto Vecchio e in Piazza Unità anche in Stazione Ferroviaria, e mantenere quello a San Giusto di modo che si possano coprire quei punti strategici che servono a dare una accoglienza adeguata ai turisti.

Il Comune gestisce Musei e collezioni di valore inestimabile per la storia di Trieste, andrebbero tutti messi in condizione di essere visitati, molte collezioni non sono visibili perché richiuse per mancanza di spazi in depositi e cantine, ma Trieste ha una concentrazione museale degna di una piccola capitale visto il passato glorioso quale porto dell’Impero.

Perciò, con investimenti adeguati, sponsor privati e un piano moderno, tutto ciò che è patrimonio museale va aperto, reso fruibile e riorganizzato in quanto a spazi.

La riqualificazione di questo straordinario patrimonio artistico sarebbe un altro dei temi forti per lo sviluppo di Trieste. Le tipologie di turismo cittadino maggiormente presenti in passato.

Copriva da anni i mesi che vanno da febbraio a maggio e in minima parte settembre e ottobre con un afflusso gigantesco di scolaresche che di solito privilegiavano gli itinerari storici e della memoria, quelli letterari oltre i circuiti di visita classici della città. Gli alberghi a Trieste non hanno mai potuto accogliere tutti i gruppi per mancanza di capienza alberghiera adatta a questa categoria e quindi per ragioni di spazi e di prezzi di solito per gli studenti l’alternativa era Grado e Lignano portando ricchezza anche in queste aree che in bassa stagione hanno gli hotel vuoti, e quindi con visite e soste anche ad Aquileia, Cividale, Udine , Gorizia , Redipuglia oltre che a Trieste; al turismo scolastico italiano va aggiunto anche quello straniero in arrivo, e in questi anni in continua crescita, soprattutto da Germania e Austria. Il turismo scolastico ha poi anche un ulteriore valore aggiunto: far conoscere alle famiglie degli scolari/ studenti dettagli della visita a Trieste e in FVG e quindi di conseguenza incuriosire anche le famiglie dei giovani turisti per un successivo viaggio di ritorno.
L’arrivo di crociere sempre più numerose a Trieste ha un doppio risvolto positivo. Uno immediato, forse non eclatante come ricaduta economica, ma non certo da sottovalutare. Le migliaia di persone che scendono e/o salgono sulla stessa crociera a Trieste in un giorno (dalle 2000 alle 4000 circa) , comprano escursioni per una visita guidata o semplicemente visitano la città liberamente. Chi lavora con i croceristi sono guide turistiche, ditte di bus , addetti vari sotto bordo, bar e negozi soprattutto l’area dal Borgo Giuseppino a Piazza Unità passando per il Borgo Teresiano, in parte ristoranti e ovviamente i Musei. Ora non è certo fondamentale da un punto di vista economico per Trieste ma è evidente che chi conosce Trieste in fretta tramite una crociera è un potenziale turista di ritorno, e senza spendere soldi per la promozione di Trieste e dintorni ( le nazionalità sono diverse: italiani e resto d’Europa ma anche clienti che arrivano da oltre oceano e vengono di proposito proprio per la crociera). Inoltre quello che si potrebbe invece pensare, è attivare un confronto con le varie proprietà crocieristiche con le quali coordinare le visite ed escursioni in maniera più utile per Trieste. Le escursioni che vengono vendute in crociera sono gestite direttamente da un tour operator non triestino per conto di Msc, Costa etc… Ma un accordo preliminare potrebbe certamente essere possibile e utile per indirizzare meglio la sosta e le relative visite dei crocieristi a Trieste di modo che il territorio ne tragga maggior vantaggio.
Arrivi costanti e massicci da primavera a novembre, con una leggera flessione ovviamente d’estate, e con una buona crescita di presenze anche a dicembre fino a fine festività, moltissimo il turismo da tutta Italia, moltissimi stranieri soprattutto da Austria, Germania, in tono minore il resto d’Europa ma comunque considerevole in quanto a numeri. Turismo internazionale dal resto del mondo in crescita costante negli anni. Tra questi ovviamente anche il turismo di ritorno riguardante i connazionali, figli dell’emigrazione friul-giuliana, residenti all’estero.
Costante presenza di qualità e quantità durante tutto l’arco dell’anno.
Ci sono stati degli anni d’oro in questo settore, la programmazione congressuale non conosceva soste durante l’anno e i congressi si susseguivano in modo serrato lasciando raramente qualche sala libera al Centro Congressi della Stazione Marittima. Pur con la consapevolezza che dopo la pandemia sarà una tipologia di turismo da reinventare, è certamente un settore che andrebbe rivitalizzato e riportato a Trieste ( e in FVG) attraverso azioni mirate, inoltre i congressisti hanno in buona parte degli accompagnatori che sono turisti a tutto tondo.
Seppur un settore di nicchia a Trieste, si sviluppa intorno al Carso, mentre nel resto del Fvg c’è sempre più interesse per un turismo alternativo e a contatto con la natura, dai percorsi in bicicletta a escursioni in piano, nelle lagune o in montagna, grandi attrazioni sono i parchi protetti in Fvg e gli itinerari del Carso che spaziano da un più stretto contatto con la natura a percorsi tematici storici e della memoria. Rilevante l’interesse enogastronomico: dalle osmize agli agriturismi, ai ristoranti più rinomati e caratteristici della Regione, dalle baite e malghe ai tipici casoni delle lagune.
Un panorama ricchissimo di storia e molto attrattivo, già valorizzato in un consorzio rappresenta un patrimonio storico ed artistico degno di grande nota, da valorizzare in tutti i modi.
Aquileia, Cividale, Palmanova, sono siti archeologici che hanno anche un patrimonio museale straordinario, sono luoghi che rappresentano il “genius loci” del turismo in FVG, accanto a tutto il resto ovviamente. E quindi è proprio con il luoghi Unesco FVG che bisogna mettere in relazione/ rete/ collegamento ogni aspetto di questo affascinante “piccolo compendio dell’universo” (cit. Ippolito Nievo), che è il nostro territorio.

Trieste è da un punto di vista letterario di per sé patrimonio immateriale dell’umanità. Qui non si tratta di individuare un’area antica, resti del passato o palazzi esistenti. In contesti internazionali, in ambiti letterari prestigiosi, in Università sparse per il mondo il fenomeno letterario Trieste è studiato, conosciuto ed è oggetto di grande interesse.

Da un punto di vista turistico moltissime sono le richieste di visita della città grazie a grandi scrittori che hanno segnato la storia della letteratura italiana tra otto e novecento come ovviamente Svevo e Saba, ma è anche comunque città in cui la letteratura vanta innumerevoli e straordinarie firme non solo del passato ma anche del presente.

Avanzare una richiesta all’Unesco perché le venga riconosciuta questa specificità è un atto dovuto alla città e, istruita la richiesta in maniera adeguata, è del tutto pensabile che venga accolta.

Il fenomeno letterario Trieste ha un valore inestimabile. Ed è anche il miglior biglietto da visita che questa città ha e può proporre al mondo nel presentarsi. Certo che il prossimo Museo della Letteratura del Comune di Trieste che avrà sede in Palazzo Biserini, Biblioteca Civica di Trieste, e pare sia in fase progettuale avanzata, può rappresentare la punta di diamante concreta di quanto è stato prodotto e scritto sia da triestini che da stranieri su Trieste, ma anche quanto questo luogo definito in maniera perfetta da Magris “la città di carta “ abbia invece ispirato letteratura, poesia, racconti di grande respiro in alcuni casi entrati ormai nell’immaginario collettivo, e abbiano travalicato poi le frontiere letterarie per diventare una specie di logo, di marchio di fuoco, unico, inconfondibile e ovviamente di grande suggestione.

Chiaramente il turismo scolastico privilegia, tra i percorsi, quello letterario per far vivere agli studenti i luoghi veri che poi ritrovano nei libri di letteratura italiani, un modo straordinario di far “cultura” perché è una “lezione” diversa che permette di apprendere in maniera attiva e diretta.

E’ importante anche sottolineare che il fenomeno letterario di Trieste è riconosciuto dalla critica letteraria italiana da lungo tempo come possibile solo a Trieste e non altrove. In Italia a cavallo tra Otto- e Novecento ci sono solo tre “episodi” fuori dagli schemi e dal clima letterario nazionale italiano prevalente, sono 3 “isole letterarie”, 3 mondi completamente diversi e molto distanti, geograficamente parlando, l’uno dall’altro.

Alcuni autori hanno “letto e fotografato” il proprio territorio in maniera superlativa e prodotto letteratura la cui unicità, valenza e fama non conosce frontiere: si tratta della Trieste di Svevo e Saba, della Sicilia di Tomasi di Lampedusa e della Sardegna di Grazia Deledda, Premio Nobel per la Letteratura. E’ questo il panorama unico in cui si inserisce la “Trieste di Carta”, è una città che in letteratura contrasta le leggi della fisica, è sospesa in un tempo e un luogo indefinito… qui si scriveva e si continua a scrivere, si racconta, si parla di letteratura, una città la cui segreta e per molti invisibile vitalità, appare come una fonte inesauribile di ispirazione.

Per sottolineare le caratteristiche storiche o artistiche o letterarie a Trieste una politica delle “Statue” sarebbe a questo punto quasi obbligatoria. Le tre statue ora esistenti, cioè Svevo, Saba e Joyce, sono un richiamo visivo ed immediato e fanno da arredo culturale ed evocativo in merito al patrimonio letterario che è Trieste. Mentre c’è un grande vuoto da un punto di vista storico e questo è una “riduzione” in termini culturali di ciò che Trieste ancora oggi rappresenta. Servono le statue che segnarono la svolta a Porto Franco degli Asburgo a Trieste. Francesco Giuseppe, Maria Teresa d’Austria ( e non il tallero …previsto ) sarebbero storicamente coerenti come presenza e turisticamente rilevanti senza per questo cadere in facili romanticismi in ricordo dei “bei tempi andati” che è oltremodo anacronistico e privo di utilità. Renderebbero insieme a quelle già esistenti di Elisabetta d’Austria e l’Imperatore Massimiliano un quadro chiaro della collocazione geopolitica e strategica della Trieste dei secoli scorsi. Una commissione apposita composta da studiosi ed esperti potrebbe inoltre analizzare se e quali possano essere ancora i personaggi da collocare e in quale luogo per dare maggior peso, anche visivo, alla straordinaria storia della città…. Avrebbero ragion d’essere Tomizza, Von Ghega (Ferrovia meridionale Vienna- Trieste), Ressel, Cergoly… ma non solo … e quindi trasformare Trieste nella la città delle statue e del verde pubblico più rigoglioso… un’immagine divertente, rispettosa del territorio, singolare ma anche rigorosamente in linea con la sua storia…e con le necessità attuali rispetto ad inquinamento e problemi climatici. Ci sono diversi gruppi/ associazioni/ comitati che spingono ora per una statua ora per un’altra, l’argomento meriterebbe però un progetto d’insieme più coordinato e di impatto.
Una delle caratteristiche che distingue Trieste dalle altre città italiane è il suo volto immediatamente riconoscibile come cosmopolita. Le chiese di molte religioni, le geometrie eclettiche dei palazzi, il contenuto dei musei, l’importante e originale letteratura, la storia di grandi personaggi, sono le tessere di questo mosaico fatto di genti, lingue, culture e religioni diverse. La maggioranza dei visitatori non prescinde da una visita di carattere multireligioso e multiculturale che ha come meta principale il Borgo Teresiano. E’ una passeggiata tematica che di solito include la visita dei luoghi di culto più importanti: si può partire dalla Cattedrale paleocristiana di San Giusto, si arriva alla Chiesa romanica di San Silvestro, sede delle Comunità Evangeliche Elvetica e Valdese,  si prosegue con la Chiesa Greco-orientale di San Nicola e quella Serbo-ortodossa di San Spiridione le cui iconostasi sono dei veri e propri gioielli dell’arte sacra. La visita si completa con la suggestiva Chiesa Luterana, di stampo neogotico e di confessione augustana e la sosta alla Sinagoga annoverata tra le più grandi e maestose d’Europa, certamente l’edificio simbolo della multireligiosità della Trieste emporiale. Sulle alture circostanti si staglia all’orizzonte il moderno Santuario di Monte Grisa, meta di pellegrinaggi dedicati alla Madonna, con la sua gigantesca mole domina il Golfo e la città di Trieste e dalla terrazza adiacente offre un panorama spettacolare che abbraccia l’Istria, Grado, le Dolomiti e Trieste che, con la maestosa Piazza Unità, si estende verso l’Adriatico.
Appare quanto mai opportuno ripristinare a livello regionale le Aziende di promozione turistica territoriali (una ogni ex provincia), che siano enti snelli con al massimo 5-6 addetti in grado di occuparsi della specificità del proprio territorio, Promoturismo FVG manterrà la propria funzione di coordinamento generale e per promozione dei grandi eventi.

Servizi per un turismo di nicchia e di qualità

Negli ultimi anni e in particolare nel 2019 Trieste è stata letteralmente presa d’assalto dai turisti. In realtà la città ha fatto poco o nulla per guadagnarseli, hanno giocato fattori esterni, pertanto prevedere che dopo il blocco del 2020 tale flusso riprenda naturalmente non è certo scontato, va fatta quindi una politica attenta e capillare investendo anche su progetti nuovi e su un turismo di nicchia e di qualità per incoraggiarne il ritorno senza lasciare nulla al caso.
Deve assolutamente riprendere a funzionare. Troppi sono stati gli anni di attesa per rivederlo in funzione e tanti sono stati i turisti che sono rimasti delusi per non esserci saliti sopra, oltre ai tanti cittadini che lo utilizzavano come mezzo di trasporto. Ma la sua peculiarità è turistica, anche se una volta giunto a Opicina un turista non trova nulla di turisticamente importante salvo i normali servizi. Sarebbe invece opportuno creare all’Obelisco un punto panoramico con vista sulla città, una piattaforma rialzata, con annessi servizi di ristoro e un info point che dia informazioni per degustazioni enogastronomiche, passeggiate panoramiche, prevedendo una navetta che porti fino alla Grotta Gigante predisponendo magari un biglietto cumulativo.
Trieste è circondata dal Carso triestino conosciuto come uno dei più importanti siti speleologici del mondo dove ferve anche molta attività grazie a club e associazioni di appassionati ed esperti. Il nostro è un patrimonio importante ricco di cavità naturali, più o meno praticabili e molto interessanti sotto il profilo scientifico, sportivo e turistico. Una vera e propria organizzazione e promozione turistica non è mai stata sviluppata né messa in atto, a parte la Grotta del Gigante, la più grande cavità del suo genere in Europa, il resto del fenomeno carsico è poco conosciuto. Grazie alla varietà del “carsismo” c’è la possibilità di accontentare ogni tipo di richiesta, sia didattica che professionale, scientifica o turistica.
Questa attività in rapida crescita in questi ultimi anni trova una confluenza naturale proprio qui a Trieste dove di fatto si incrociano due direttrici importanti, l’Alpe Adria che scende dall’Austria e la Parenzana che si inoltra in Slovenia e in Croazia. Manca un collegamento ciclabile con Trieste ma treni e vaporetti possono assolvere a questa carenza fino alla sua soluzione. Di fatto una combinazione treno, vaporetto e sentieri consentono una varietà di percorsi e di paesaggio che non ha eguali; si va dal Carso, che già da solo è spettacolare, fino alla discesa in città lungo la Cottur. Dopo lo stop del 2020 si deve puntare su un turismo di vicinato e possibile finanziariamente, il cicloturismo è sicuramente un settore su cui investire. La ferita inferta al Carso triestino con la costruzione dell’Oleodotto Transalpino che lo attraversa fino a Monfalcone, potrebbe essere “riparata” con la realizzazione sul suo percorso di una pista ciclabile senza grandi spese. Tra l’altro la Regione è già in possesso di uno studio che ne esalta la praticabilità. In questi ultimi anni sono molti i Tour Operator che si sono specializzati in percorsi e servizi turistici per cicloturisti. Soprattutto in Germania e in Austria la richiesta di questo genere di sport/vacanza è in continuo aumento, quindi una ciclovia che attraversi il Carso e incroci da un lato quella di AlpeAdria e dall’altro la Parenzana, permetterebbe al traffico su due ruote di proseguire il cammino sostando anche a Trieste e in Carso usufruendo sia di una offerta enogastronomica straordinaria che di quella storico artistica di grande interesse che offre la nostra città con evidenti ricadute economiche.

Trieste, la cultura dello sport

Dopo l’anno 2020 lo sport anche a Trieste non sarà più quello di prima. La pandemia ha messo in crisi molti settori della vita cittadina, tra questi il mondo sportivo che, dopo il blocco imposto dai divieti, dovrà pensare ad una ripresa che, per forza di cose, sarà lenta e complessa.

Lo Sport professionistico per tutta una serie di motivi non farà fatica a riemergere mentre quello dilettantistico, e soprattutto quello giovanile, incontrerà grosse difficoltà e dovrà essere ripensato.

La sosta forzata delle attività di ogni genere ha interrotto bruscamente campionati, gare, allenamenti, preparazione e corsi che ora non sarà facile recuperare.

La crisi economica avrà ulteriori riflessi negativi sull’attività sportiva e ci si chiede: se gli sponsor, che già prima era difficile trovare, risponderanno alla chiamata? Se le famiglie, e in particolare quelle con più figli e abbienti, saranno in grado di pagare le rette di iscrizione per i figli? Se dirigenti e persone che svolgevano ruoli di supporto volontariamente, anche con sacrifici personali, ora saranno ancora disponibili? Se le Associazioni saranno ancora in grado di pagare spese di gestione, consumi, spese mediche, personale tecnico e iscrizioni ai campionati? Se saranno in grado di sopperire, in caso di proprietà o concessione di impianti, alle mancate entrate per il noleggio e servizi accessori come bar o vendita vestiari? Se riusciranno a pagare affitto di sedi, canoni di concessione per l’utilizzo di impianti pubblici e privati, vedi palestre, piscine, campi per allenamenti e gare? Se le agevolazioni messe in atto e i contributi pubblici saranno garantiti ed erogati come prima?

Si consideri inoltre che sono saltate tutte le iniziative per fare cassa, per trovare e mettere da parte le risorse necessarie all’espletamento delle attività e alla partecipazione ai campionati, come l’organizzazione di corsi, stage, campi estivi, tornei e sagre.

Un quadro che non lascia dubbi sulla necessità di intervenire con mezzi adeguati se vogliamo salvare e conservare quel patrimonio di carattere sportivo che Trieste è sempre stata in grado di esprimere a tutti i livelli e che ora non può permettersi di perdere.

FUTURA a tal proposito non si esime dall’avanzare alcune proposte come quella di continuare con la sospensione del pagamento per l’utilizzo di impianti sportivi pubblici, comprese le palestre e quelli dati in concessione o gestione a terzi, ampliando anche a quanti godono dell’utilizzo di locali pubblici per destinarli a sedi o attività.

Fornire garanzie nella richiesta di accesso al credito sportivo o a quello bancario agevolato per attività o interventi di adeguamento e manutenzione di impianti sportivi privati.

Ampliare le concessioni in corso per permettere l’accesso ai contributi regionali.

Agevolare i problemi burocratici per l’organizzazione di sagre, feste e tornei.

Dare sostegno a eventi proposti e organizzati da Società Sportive.
Assegnare Borse di studio o contributi a fondo perduto per sostenere atleti promettenti nelle varie discipline sportive.

Concedere contributi (ristori) per colmare i disavanzi dovuti ai mancati introiti nelle rette, nel noleggio di impianti e nel blocco di alcune attività e servizi collaterali.
Riportare la gestione degli impianti sportivi, ora in carico al Servizio immobiliare, in capo all’Assessorato allo Sport.

Da sempre impianti e attività erano stati gestiti da un unico Assessorato; non si capisce il motivo della loro divisione che ha generato ulteriori problemi e difficoltà.

Inoltre, vista la complessità della materia e le difficoltà a far fronte a tutte queste questioni in modo equilibrato, a scanso di interventi singoli o personali, a istituire la
CONSULTA DELLO SPORT, o soggetto simile, che veda, assieme al Comune, la presenza del CONI, delle Federazioni Sportive, degli Azzurri d’Italia, degli Enti di Promozione Sportiva, di Associazioni in rappresentanza di ogni disciplina sportiva e di altri portatori di interessi riconosciuti.

Organismo di consultazione per dare modo di confrontarsi in un contesto unico e pianificare equamente gli interventi e le azioni, come sopra descritte a favore dello Sport dilettantistico e giovanile.

Con particolare attenzione, proprio in questa fase di ripresa, si deve guardare alla capacità di organizzare eventi sportivi di immagine, di livello nazionale e internazionale.

Gli Enti Pubblici: Regione, Promoturismo, Comune, UTI, CCAA, sponsor privati e CONI, devono dare vita ad un consorzio denominato COMITATO TRIESTE SPORT nel quale far convergere tutte le energie possibili, soprattutto di carattere economico, e sostenere le Associazioni o altri organismi riconosciuti, impegnati nell’organizzazione di grandi eventi sportivi da ripensare e affiancare alla Barcolana e alla Bavisela, che va ripresa è riportata ai livelli di un tempo.

Comunque dopo 35 anni dalla PRIMA CONFERENZA CITTADINA DELLO SPORT, per fare il punto e meglio approfondire tutte le questione inerenti l’attività sportiva si ritiene opportuno di riunire nuovamente, per una seconda conferenza, gli STATI GENERALI DELLO SPORT.

Attività agonistica, ricreativa e giovanile, impianti sportivi e loro gestione e manutenzione, rapporto tra sport e scuola, tra sport e salute, tra sport e disabilità, tra sport e turismo, manifestazioni ed eventi, sponsorizzazioni, forme di sostegno e contributi, sono alcuni dei temi che devono essere discussi e rielaborati in particolare in conseguenza della pandemia e dopo la riforma nazionale dello Sport che ha introdotto importanti novità nel settore.

Trieste e i grandi eventi

Alla luce di alcune caratteristiche specifiche del nostro territorio si possono ipotizzare una serie di eventi per i quali Trieste ne diventi la sede ideale, la Barcolana insegna…
Per valorizzare l’inestimabile patrimonio del Carso vanno realizzarti incontri internazionali, quali appuntamenti fissi, per approfondirne gli aspetti scientifici, sportivi e turistici in questo settore. Trieste ha le condizioni ideali per poterlo e doverlo fare.
Le caratteristiche del nostro territorio, dal Carso, al centro città, al mare, offrono molte opportunità a chi pratica il cicloturismo. Trieste e il Carso si trovano anche al centro come territorio di collegamento di due ciclovie importanti (Alpeadria e Parenzana ). Ciò permette di organizzare un raduno internazionale per amanti delle due ruote (da ripetersi nel tempo per farlo diventare un appuntamento fisso) della durata di tre o più giorni. In questo contesto va chiesto alla Regione di far collegare con il treno MI.CO.TRA Villaco e Trieste non solo nei week-end ma durante tutta la settimana. Un evento spettacolare, dal grande impatto, con sicure ricadute economiche per il territorio e grande visibilità.
Trieste si è già conquistata il posto di tappa fissa del circuito del Carnevale Europeo ma considerato che ha tre carnevali, diversi tra di loro, che si svolgono nell’arco di un week end, il Carnevale di Muggia, di Trieste e di Opicina, possono diventare una proposta turistica di grande pregio e divertimento.
Questa disciplina che solitamente si svolge su lidi sabbiosi potrebbe trovare un palcoscenico affascinante nella nostra Piazza Unità e attirerebbe sicuramente atleti di alto livello. Un incontro sportivo, divertente in una cornice inconsueta, attrezzata per l’occasione, sarebbe di grande impatto anche da un punto di vista mediatico.
Vantiamo di essere città della Scienza, del Caffè e della Barcolana ma siamo conosciuti soprattutto come “Città della Bora” cosa che non abbiamo mai sfruttato. Sarebbe il caso di promuovere la città anche per questo evento atmosferico con maggior enfasi rispetto a quanto si è fatto fino a questo momento. Promuovendo magari un Festival della Bora, in cui studiosi ed esperti provenienti da ogni dove, spiegano il mondo dei venti e tutto ciò che riguarda le condizioni metereologiche ed atmosferiche, oggi in grande evoluzione con cambiamenti climatici oggi molto dibattuti e studiati. Da valorizzare anche il piccolo Museo della Bora già esistente. Sostenere e rilanciare con forza il progetto a livello internazionale ed europeo della splendida manifestazione denominata “corsa della bora” facendolo diventare il vero evento sportivo invernale dello nostra città.
Ancora il tema del mare per giocare un ruolo di riferimento nel settore della nautica da diporto. Si potrebbe pensare a un “Salone itinerante della nautica” che parta da Trieste e ne promuova la sua immagine ed il suo potenziale lungo tutta la costa dell’Adriatico e le 7 regioni che si affacciano sul mare.
I mercatini di Natale oltre ad essere una tradizione sono diventati nel corso degli anni un segmento turistico molto importante da un punto di vista economico per il periodo che va da dicembre all’Epifania. Si fanno in tutto il mondo e moltissime città e luoghi si sono inventati il più spettacolare possibile dei “mercatini” sfruttando soprattutto le peculiarità di casa. Noi potremmo usare il nostro elemento che è il mare. Di mercatini di Natale sul mare non si ha notizia e Trieste ha due luoghi a nostro modo di vedere formidabili: Piazza Unità ovviamente che potrebbe ospitare un mercatino sicuramente eccezionale, magari con al centro una pista di ghiaccio e il Canale di Ponterosso che, addobbato con gusto, alberi di Natale e luci, acquisterebbe un fascino straordinario soprattutto se sulle acque tranquille del canale si allestisse un suggestivo presepio. Due cartoline che, promosse in maniera adeguata, potrebbero attirare molto pubblico.
La musica è un linguaggio universale, non ha bisogno di spiegazioni né di traduzioni, comunica sentimento ed emozioni direttamente a chi ascolta senza bisogno di alcuna mediazione. Trieste, città dalle grandi tradizioni musicali e teatrali da sempre, deve riprendere la programmazione dei grandi concerti che mancano ormai da troppo tempo. Gli spazi adeguati non mancano : c’è lo Stadio Rocco , cornice perfetta per qualsiasi rock star , band o cantante di successo, naturalmente la straordinaria cornice della eclettica Piazza Unità che aggiunge ai concerti bellezza ed eleganza, oppure cercare uno spazio diverso, il Bacino San Giusto, il fronte mare tra Molo Audace e Stazione Marittima dove su delle chiatte ( disponibili in area portuale) si sistema lo spazio per gli artisti creando una suggestione in più che si aggiunge al richiamo del concerto anche perché le quinte scenografiche avrebbero la magia delle diverse gradazioni di azzurro tra cielo e mare….Quindi non c’è che l’imbarazzo della scelta come spazi adeguati e di grande bellezza per un Festival primaverile della musica della durata di 3 giorni dove ospitare registi musicali e artisti diversi che accontentino i più giovani come gli appassionati di musica più esigenti. Nel 2021 c’è assoluta necessità di riprendere il passo da un punto di vista economico e quindi di utilizzare ogni opportunità possibile tra cui quella del grande circuito dei concerti dal vivo.

Mobilità sostenibile e economia verde: dai trasporti al verde urbano

Oggi si guarda con grande attenzione ad una mobilità che sia meno rumorosa, meno inquinante, meno ingombrante. Si tende il più possibile a far muovere le persone con il trasporto pubblico, o con mezzi a emissione zero o con quelli non motorizzati come la bicicletta o il monopattino. Però perché a Trieste si possa immaginare questa nuova realtà si deve realizzare:
Con bus ecologici, taxi elettrici, trasporto su rotaia (in particolare una linea di Tram o metropolitana leggera che colleghi Barcola alla Stazione di Campo Marzio, attraversi il Porto Vecchio e tutte le Rive).
Una rete di piste ciclabili cittadina per permettere a chi usa la bicicletta o il monopattino, cittadini e turisti, di muoversi con rapidità e in sicurezza. Vanno a tal proposito collocati in punti strategici gli stalli per il posteggio delle bici. Oggi c’è il Bike sharing ma non ci sono le piste ciclabili. Assurdo! Chi usa la bici in città è sempre a rischio così come lo sono i pedoni con i ciclisti che usano i marciapiedi…

Vanno realizzati parcheggi sotterranei (o in edifici in disuso) per liberare dalle macchine il centro cittadino e le Rive da dove dovrebbero sparire tutte le macchine.


Anche se non è solo e di stretta competenza comunale un dialogo con la Regione e le Ferrovie sarebbe importante al fine di togliere l’isolamento ferroviario alla città. Incentivare il trasporto passeggeri su ferrovia, come ovviamente quello merci vuol dire togliere inquinamento e traffico ormai insostenibile su strade e autostrade. Trieste e la Regione FVG potrebbero cercare il dialogo politico con tutti gli attori necessari al fine di mettere in atto un progetto di riqualificazione dei trasporti a tutti i livelli. Sarà importante riuscire ad estendere alla nostra città il servizio Mi Co Tra per favorire il collegamento cicloturistico con gli altri territori.

Molte città in Europa, piccole o grandi, hanno rivalutato, da molti anni, il trasposto urbano dei vecchi tram (che creano certamente atmosfere retrò) oppure utilizzano dei nuovissimi mezzi elettrici per evitare ulteriore inquinamento.

Uno studio di fattibilità rispetto a questo tema sarebbe opportuno per capire dove sono e se esistono ancora i vecchi tracciati tramviari e valutare l’opportunità in certe aree di Trieste di rimetterli in funzione.

Ad esempio: il traffico di mezzi pubblici in via Mazzini potrebbe essere ridotto se molte linee arrivassero in Piazza Goldoni e da li ripartissero senza collegare come ora le Rive con il trasporto pubblico attraverso via Mazzini, purché da Piazza Goldoni ci sia un tram (o un mezzo elettrico) che faccia corse verso Piazza Tommaseo e ritorno. Cioè una semplice cerniera di collegamento da Piazza Goldoni e Piazza Tommaseo, (stesso discorso con Corso Italia dove il tram avrebbe la stessa funzione di collegare le Rive con Piazza Goldoni).

Inoltre un tram in funzione da Campo Marzio a Miramare e ritorno (vedi punti precedenti). Potenziare i trasporti via mare da Muggia a Duino, mettendo in funzione un vero e proprio bus via mare con soste a Trieste, Barcola, Miramare, Grignano etc… di modo che si eviti l’intasamento su strada.

Mantenere il collegamento con Grado, e i recenti collegamenti con l’Istria fino al Quarnaro.

Riutilizzare le linee della Ferrovia Trasalpina di Campo Marzio: ci sono rotaie e vecchie stazioni in totale disarmo/disuso che formano intorno a Trieste una specie di cerniera trasformabile in una circonvallazione percorsa da un treno/metropolitanea aerea leggera ( che più volte è stata rilanciata a Trieste ma mai realmente valutata con un concreto piano di fattibilità) per fungere da trasporto esterno al centro città.

I progetti ci sono già, il Cral Ferroviario ha più e più volte promosso questo genere di trasporto, sono progetti che non sarà impossibile reperire per studiarne la fattibilità. In sostanza progettare un nuovo e moderno Piano del Traffico: rivedere le percorrenze dei bus attuali che comunque servono in maniera molto adeguata Trieste e provincia, e studiare, ove possibile , la sostituzione con tram o mezzi elettrici. Riordinare i trasporti urbani utilizzando mezzi ecologici porterebbe anche alla naturale creazione di ulteriori aree pedonali in centro storico e non solo.

Completamento e attuazione delle proposte del Piano del Traffico approvato nel 2015, comprendente varie opere di pedonalizzazione su tutte le vie Imbriani, la parte finale di Via Madonna del Mare permettendo così la realizzazione a senso unico in discesa da San Giusto verso le rive di Via San Michele con la relativa realizzazione su un lato di eventuale parcheggi (merce rara in quella zona), nonché il completamento a totale pedonalizzazione dei tratti (attualmente ZTL) di via del Toro, Via Nordio e via Paduina da via Ginnastica a via Crispi.

Ripensare infine alla possibilità di realizzazione di una corsia centrale a via Mazzini a senso unico per i mezzi di trasporto pubblico urbano o ancora meglio la realizzazione di un tram di superficie a rotaia di collegamento tra piazza Goldoni e le rive permettendo così il possibile ampliamento delle aree pedonali a ridosso della suddetta corsia centrale. Stesso discorso (ovviamente mantenendo il traffico veicolare) può essere realizzato anche su Corso Italia.


La cura degli spazi verdi e dei giardini esistenti è una delle priorità a salvaguardia della salute pubblica. Riempire con un piano capillare di alberi le vie cittadine, le piazze, gli spazi pubblici che ne sono sprovvisti, usando proprio il verde come design architettonico vivo. La ricchezza del verde pubblico attualmente è direttamente collegata con la salute della città. Più ossigeno e meno smog sarebbe fin troppo elementare come proposta politica, ma allo stato attuale non è tra le priorità e invece dovrebbe esserci. Un albero di media grandezza è in grado di produrre circa 20-30 litri di ossigeno e solo gli alberi producono ossigeno. Ogni persona necessita circa 300 litri di ossigeno al giorno per vivere sano. Più alberi vuol dire più ossigeno, riduzione dell’inquinamento, più ombra e più fresco che potrebbero far ridurre sensibilmente l’utilizzo di condizionatori nei periodi più caldi dell’anno. Questo basterebbe per volere una città verde, dalle vie principali a quelle secondarie, lentamente ma scientificamente dal centro alle periferie.

C’è in Burgenland, non distante dal confine ungherese una cittadina il cui nome è Guessing, 4000 abitanti, dove si è pensato di investire sul futuro o meglio sulla Green Economy.

l Burgenland è la regione economicamente meno sviluppata dell’Austria, per cercare di cambiare questa situazione alla fine degli anni ‘80 venne creato dal sindaco e dall’Ing. Koch un progetto per un centro tecnologico con il patrocinio della Comunità Europea.

I progetti principali riguardavano la ricerca sulle energie rinnovabili e la costruzione di una centrale elettrica alimentata a biomasse (nel caso specifico biogas prodotto dalla fermentazione di rifiuti legnosi nella cittadina stessa), e di altre due centrali delle quali una alimentata da biogas prodotto dalla fermentazione del mais nella vicina Strem.

La sensibilità ecologica e l’alto grado di modernità di questi impianti, oltre a permettere un grande risparmio economico per gli abitanti e abbattere drasticamente le emissioni inquinanti, hanno convertito la sconosciuta e isolata cittadina in un’attrazione turistica con migliaia di visitatori l’anno.

Non solo: è diventata sede del centro europeo per le energie rinnovabili (EEE) oltre che un centro per favorire lo scambio di tecnologie e promuovere iniziative che accomunino i Paesi dell’Unione Europea nella ricerca in questo settore. Conosciuta ormai a livello internazionale Guessing è diventata in pochi anni un modello “Green” economico e sociale che ha cambiato e sviluppato l’intero Burgenland.

La regione conta oggi ben 27 centrali che producono energia rinnovabile, il modello tecnologico Guessing è conosciuto a livello internazionale e acquistato da molti paesi tra cui l’India e in Giappone. Secondo gli attori principali di questa rivoluzione “green”, il loro non è soltanto un modello economico ma rappresenta anche un nuovo modello di società perché il denaro che un tempo usciva dalla regione per acquistare energie fossili, oggi resta in casa ed è il comune/regione che decide come utilizzarlo e ripartirlo, a beneficio del territorio e dei suoi abitanti in termini di sostenibilità, riduzione drastica dell’inquinamento e concreto risparmio in merito a costi di elettricità, riscaldamento etc…

Oggi Guessing riesce a compensare già l’80 per cento delle emissioni di carbone, un dato ben superiore all’obiettivo che si è posta l’Austria per il 2020.

Questi sono esempi dove politica ed economia diventano un binomio innovativo, gettano basi per un futuro che guarda alla sostenibilità dell’ambiente e, conseguentemente, alle generazioni future, quindi un esempio concreto di una visione politica lungimirante. Termovalorizzatori, rifiuti urbani, riciclo materiali per una città sostenibile. Gli impianti che producono energia bruciando rifiuti sono comunemente chiamati termovalorizzatori.

In sostanza si tratta di impianti che utilizzano come combustibile i rifiuti domestici con un duplice obiettivo: smaltirli e produrre energia con il calore prodotto dalla loro combustione. La termovalorizzazione risulta essere il sistema di recupero energetico dei rifiuti più idoneo a trattare la parte residua dei rifiuti pericolosi e non pericolosi presentando dei vantaggi ambientali sia in termini di risparmio di risorse energetiche sia in termini di emissioni di gas serra.

Perchè?

  1. Favoriscono lo smaltimento dei rifiuti, permettendo quindi una riduzione di utilizzo delle discariche di 10-30 volte

  2. A differenza degli inceneritori che si limitano a smaltire i rifiuti, i termovalorizzatori ne recuperano l’energia contenuta

  3. Nel sacchetto che ogni giorno gettiamo nel cassonetto c’è l’equivalente dell’energia prodotta da un litro di benzina. La termovalorizzazione è dunque una strada concreta e percorribile. E’ uno strumento corretto per l’eliminazione dei rifiuti e rappresenta una fonte energetica ottenendo energia elettrica e calore, veicolabile nelle case, ad esempio, attraverso il teleriscaldamento.

  4. Anche il compost fa la sua parte. L’energia verde, rinnovabile e a ‘chilometro zero’, può essere prodotta anche attraverso il trattamento della raccolta della frazione organica. Il processo si chiama ‘biodigestione’ e rappresenta un’altra forma di valorizzazione degli scarti che produce energia. Grazie a una fermentazione in assenza di aria, che simula la “digestione di una mucca”, i rifiuti organici domestici provenienti dalla raccolta differenziata si trasformano in compost di qualità e in energia elettrica, attraverso la produzione di biogas.

  5. Per far diventare realtà l’economia circolare bisogna quindi puntare su riduzione dei rifiuti e di imballaggi non riciclabili, riuso e riciclo, affrontando però di pari passo il problema della parte della spazzatura impossibile da rigenerare. Il riuso e il riciclo di plastiche , vetri, lattine, carta etc. ad esempio evita di produrne di nuovi quindi riduce sprechi e inquinamento, le aziende che nascono o possono nascere nel riciclo di certi materiali da scarto producono economia, benessere, posti di lavoro.

Istruzione e sociale

Oggi si guarda con grande attenzione ad una mobilità che sia meno rumorosa, meno inquinante, meno ingombrante. Si tende il più possibile a far muovere le persone con il trasporto pubblico, o con mezzi a emissione zero o con quelli non motorizzati come la bicicletta o il monopattino. Però perché a Trieste si possa immaginare questa nuova realtà si deve realizzare:
Una città che vive al confine con la Slovenia, l’Austria e a poca distanza dalla Croazia dovrebbe incentivare lo studio delle lingue delle regioni contermini. Se non in un programma scolastico ufficiale, certamente con progetti ad hoc usufruibili dalle elementari in poi. E’ risaputo che sin dalla più tenera età è semplice imparare più lingue, chi cresce studiando almeno una lingua straniera poi avrà notevole facilità con lo studio di ulteriori lingue straniere. Quindi dovrebbero esserci corsi gratuiti per tutti i ragazzi in età scolare per l’apprendimento delle lingue straniere delle regioni contermini. Inserire in un progetto parallelo sia lo studio della musica che delle nozioni di educazione civica. Storicamente Trieste ha da sempre sfruttato i propri ricreatori per la socialità dei ragazzi che all’interno degli stessi si sono formati ed hanno trovato un luogo di aggregazione che gli ha insegnato le basi di una corretta convivenza e socialità; questi in un periodo di “distanziamento sociale” devono riconquistarsi il loro ruolo venendo gestiti e valorizzati per rendersi fruibili secondo le nuove modalità da tutta la cittadinanza. Gli asili comunali che rappresentano uno dei pilastri della sostenibilità del nostro modello sociale devono riuscire a soddisfare maggiormente le esigenze di orario delle famiglie che solo grazie a questo servizio possono rivolgersi al mondo del lavoro con maggiore tranquillità. Laddove ci sia necessità concreta va incentivata anche la realizzazione di nuovi asili nido comunali da 0-3 anni proprio per soddisfare la richiesta e la necessità di molte famiglie di coniugare lavoro e figli.
Affidare ai cittadini attraverso centri di aggregazione, con cui le circoscrizioni devono avere confronto costante, anche la cura del loro rione. O meglio: gestire e coordinare piccoli lavori di manutenzione, dalle aiuole, a qualsiasi altra realtà concreta ( esempio il sale per evitare in ghiaccio in inverno ) la pulizia esterna della zona, a persone libere e in pensione ma ancora attive che hanno il tempo e la voglia di curare con senso civico il proprio territorio. Si potrebbero individuare sedi che ad affitti solo “coreografici” il Comune stesso affida a associazioni. Puntare ad una Trieste Green e Sociale vuol dire anche promuovere come amministrazione comunale, facilitando, dove possibile, la creazione di orti “sociali”, che già in parte è stata avviata con successo, quindi una cultura degli ortaggi a Km zero, una sorta di coesione sociale attraverso attività del tempo libero , da affidare a cooperative, enti che intendono sviluppare un ritorno alla produzione in proprio di prodotti del territorio …. La rete sociale per una città è di vitale importanza. Questi centri rionali avrebbero molti compiti paralleli, non solo la cura vera e propria di aree più o meno circoscritte, ma anche la possibilità di intervenire dove c’è degrado e povertà e c’è bisogno di aiuto. Non c’è niente di più concreto per conoscere le sacche e i motivi eventuali di disagio ed abbandono che vivere e frequentare il quartiere. La tradizione insegna che luoghi in cui pensionati ed anziani si possono incontrare per attività sociali semplici e attività del tempo libero, risolvono situazioni di solitudine e sono un valido supporto anche alle istituzioni che, nonostante le più buone intenzioni, non potrebbero mai mappare in dettaglio i bisogni di un territorio. In fondo è come inventare di nuovo “l’acqua calda”: nei piccolissimi paesini abbiamo ancora l’esempio che il vicinato, la conoscenza diretta dei problemi da parte di un sindaco, risolve, sistema con interventi concreti qualsiasi piccola o grande esigenza. Imparare dal passato è necessario per costruire un futuro più umano dove il contatto sociale è la chiave di volta per una società e una socialità più equilibrata. 

Sono anni in cui il divario tra le classi sociali si fa sempre più allarmante, un veloce cambio di rotta globale per ora è impensabile fin tanto che non ci sarà un auspicabile riequilibrio futuro, quindi siamo davanti a nuove ed allarmanti povertà. Senza per questo voler risolvere i mali del mondo, qualche azione mirata è certamente possibile. Un esempio potrebbe essere creare una catena di collegamento tra ristoranti, bar e tutti gli esercizi che vendono cibi affinché ciò che rimane invenduto piuttosto che essere buttato possa servire a chi in realtà oggi fatica per mettere insieme un pranzo con la cena. Basterebbe che si individuino i luoghi dove chi è letteralmente senza cibo ( Don Vatta, Caritas, Montuzza etc… ) riceva con un giro fatto da del personale ad hoc ( lavori socialmente utili etc…) il cibo ritirato e lo riconsegni in tempo reale a chi poi lo distribuisce direttamente. Una piccola cabina di regia in ambito comunale magari anche data in appalto con gestione esterna, del personale e un furgoncino potrebbero evitare inutili sprechi, sfamare molte persone indigenti, permettendo anche a tutti gli esercizi pubblici che aderiscono, di ottenere un qualche beneficio, rispetto ai costi di gestione, che potrebbe facilmente essere individuato tra uno sconto su alcune “tasse comunali” obbligatorie nell’esercitare la propria professione. Anche questa non è una novità, ci sono già dei luoghi in cui arrivano merci in scadenza da botteghe e supermercati, perciò coordinare il giro dell’alimentare tra supermercati ed esercizi pubblici, panifici etc…. potrebbe essere non impossibile, non costosissimo e molto utile di questi tempi. L’idea di aprire anche una mensa comunale per i più poveri potrebbe essere purtroppo una realtà necessaria, fino ad un anno fa impensabile, ma dal 2021 in poi neanche tanto lunare come ipotesi. Il degrado e la povertà vanno eliminati per quanto possibile prima che ci sia una caduta vertiginosa rispetto alla sicurezza e al quieto vivere delle nostre città. Vivere in contesto un sociale in cui gli ultimi non sono emarginati è necessario oltre che è sinonimo di un livello culturale assolutamente necessario anche per prevenire l’insorgenze di piccola criminalità del tutto plausibile in aree in cui si concentrano sacche di emarginazione e povertà.
La famiglia, è sempre stata il motore del welfare del nostro Paese e la situazione nella nostra città non fa eccezione più che mai in questo difficile momento, per questo motivo FUTURA intende dare sostegno alle famiglie rafforzando gli strumenti esistenti ed introducendone di nuovi. Nella maggior parte delle famiglie ormai lavorano sia uomini che donne e l’organizzazione familiare è essenziale più che mai, per questo motivo i servizi ed i sostegni comunali alle famiglie devono prendere un nuovo corso e rispondere alle necessità delle famiglie anche dal punto di vista logistico e non solo economico.

Qui di seguito possiamo trovare alcuni punti per noi importanti:

  • introduzione di borse di lavoro per adulti ed adolescenti (16-18 anni) a rischio emarginazione per abbandono scolastico per degli stage formativi con lo scopo dell’acquisizione di competenze tecnico/pratiche;
  • sostegno economico alle famiglie per l’acquisto di prodotti per la prima infanzia fino ai 24 mesi del bambino, in base al reddito e vincolando gli acquisti a negozi della provincia;
  • più posti negli asili nido comunali ed in quelli convenzionati;
  • riqualificazione dei ricreatori e aumento dei posti nei centri estivi;
  • più posti nei ricreatori e nei centri estivi e l’abbattimento dei costi;
  • maggior flessibilità negli orari di nidi, materne e servizi post scolastici ed estivi con relativo adeguamento delle tariffe;
  • contributi economici per l’acquisto di materiale didattico per le scuole primarie e secondarie, in base al reddito e vincolando gli acquisti a negozi della provincia;
  • creazione di un fondo a copertura della cosiddetta “morosità incolpevole” cioè lo stato di morosità in cui delle famiglie si trovano per la riduzione della capacità reddituale, fondo da attivare in caso di intimazione di sfratto o impossibilità di posporre ulteriormente rate del mutuo;
  • creazione di un fondo di sostegno per le strutture comunali e pubbliche per anziani e/o disabili che vada a coprire almeno in parte i maggiori costi sostenuti per fronteggiare emergenze sanitarie onde evitare l’aumento delle rette;
  • creazione di un servizio attivabile su richiesta di accompagnamento casa/scuola/casa per le famiglie che si trovano impossibilitate temporaneamente a farlo a causa di gravi malattie o cure in corso;

La Sanità per il nostro Comune

La legge istitutiva del Sistema sanitario nazionale , 833 del23.12.78, definisce il Sindaco la massima autorità sanitaria di ogni Comune, e che in tale veste, insieme al Consiglio Comunale, assume la responsabilità della salute dei cittadini del proprio territorio.

La successiva modifica costituzionale del “ Titolo Quinto”, precisa questa formulazione, confermando ai comuni precise attribuzioni in ambito di sanità pubblica, e che consistono principalmente in tre capitoli:

1) disposizione di TSO ( trattamenti sanitari obbligatori ) .
2) adozione di ordinanze contingibili volte ad arginare situazioni urgenti di rischio sanitario specifiche della popolazione locale.
3) potere autorizzativo per la realizzazione, nell’area comunale, di sedi con finalità sanitarie e sociosanitarie che operano in regime di ricovero ospedaliero o residenziale, oppure eroganti prestazioni riabilitative e diagnostiche o servizi di sostegno e verifica delle iniziative, pubbliche e private, sorte a sostegno degli stati di fragilità fisica o sociale.

Ai comuni, inoltre, è stata data facoltà di controllo rispetto all’organizzazione e gestione dei servizi sanitari di pertinenza regionale, che avviene grazie all’audizione, in seduta pubblica, del Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria di pertinenza del territorio.Quindi, ferma restando la titolarità dell’organizzazione e gestione dei servizi sanitari a capo della Regione, anche il Sindaco è coinvolto direttamente nella gestione della salute pubblica su ben due fronti: la protezione della salute a difesa di cittadini socialmente, fisicamente ed economicamente fragili mediante politiche sociali, ma anche il controllo, lo stimolo e la rivendicazione nei confronti delle Aziende Sanitarie e delle strutture regionali.

A questo proposito anche in tempi recenti sono emerse numerose criticità che a nostro parere non hanno trovato adeguata risposta da parte del Sindaco.

Prima fra tutte la gestione imbarazzante della riqualificazione dell’Ospedale di Cattinara, ferma ormai da anni. Inutile ricordare i danni economico gestionali causati da questa vicenda, e il suo impatto negativo sull’attività di tutti i reparti dell’Ospedale.

Oppure, altrettanto pesante sulla salute pubblica, le conseguenze del crollo della piscina terapeutica, che non hanno ancora trovato né risposte né una linea di indirizzo chiara, perduta com’è nei meandri di progetti orientati piuttosto al Wellness e al turismo che non al recupero delle invalidità.

Più recentemente, altrettanto pesante, si è accentuata la difficoltà per i cittadini di accedere tempestivamente alle prestazioni sanitarie ambulatoriali, già gravate storicamente da liste d’attesa dilatate nel tempo fino a limiti davvero imbarazzanti, e peggiorate ulteriormente per i limiti determinati dalla pandemia COVID-19.

Ultima, non certo per importanza ma solo perché emersa più di recente in tutta la sua drammaticità, la grave crisi di adeguatezza del sistema case di riposo, evidenziata drammaticamente dall’attuale pandemia COVID-19.

In tutti questi casi, l’azione del Comune è stata molto tenue, dando la netta impressione di voler abdicare alle sue prerogative in tema di salute pubblica, rinunciando alla ricerca delle soluzioni di evidenti problemi nell’ambito della salute pubblica.

Alla luce di queste evidenti criticità, che hanno gravato e continuano a gravare sulla salute di tutti noi cittadini, la timidezza del Sindaco e del Consiglio Comunale nel prendere posizioni nette e decise, anche eventualmente nei confronti delle competenze regionali, appare sempre meno tollerabile, anche tenuto conto del progressivo declino del sistema di protezione sociale del paese. La crisi economica mondiale, mai risolta in Italia dal 2008, e ulteriormente aggravata dalle conseguenze economiche determinate dalla pandemia COVID-19, rende urgente una forte risposta all’impoverimento della popolazione, ormai non più in grado di affrontare ulteriori spese, neanche per cure necessarie.

Finora il Sistema Sanitario Regionale ha sempre fornito adeguata copertura a tutti noi cittadini, ma anche in questo ambito la pandemia da COVID-19 ha messo in evidenze inadeguatezze e criticità latenti all’interno del Sistema Sanitario Nazionale e Regionale, e che sono esplose improvvisamente destabilizzando l’equilibrio precario della nostra sanità, già messa sotto stress da ben due riforme consecutive assai poco risolutive.

Al sovraccarico dei ricoveri ospedalieri, alla diffusione dell’infezione virali all’interno degli Ospedali e delle case di riposo, all’aumento dei decessi dovuti alle infezioni virali, la risposta locale ha dimostrato incertezza e ritardi nel contrasto alla diffusione del virus.

Al distanziamento sociale e alla corsa privata all’acquisto delle mascherine, non sono seguiti processi rapidi e decisi atti a frenare la diffusione del virus. E’ mancata in gran parte la separazione totale degli Ospedali Covid da quelli non Covid, sono prevalse le incertezze nel definire con chiarezza le strutture COVID adatte a trasferire gli anziani dalle case di riposo diventate focolai dell’infezione, accarezzando l’ipotesi di trasferirli in un traghetto “ospedale”, mai arrivato, nel porto di Trieste. O il tracciamento COVID, che ha raggiunto lentamente un certo grado di efficienza, per poi entrare rapidamente in affanno e attualmente saltato.

Senza contare il disagio ( per usare un eufemismo ) del personale sanitario medico, infermieristico e tecnico, sovraccaricato di lavoro per turni di lavoro appesantiti, infettato in numero significativo e, come denunciato più volte dalle organizzazioni sindacali, non adeguatamente retribuito.

Anche la medicina territoriale ha mostrato le sue grandi difficoltà, con i medici di medicina generale sommersi da richieste di prestazioni senza che sia stato attuato un adeguato coordinamento con le strutture dell’Azienda. Chiara manifestazione di questo inciampo è il ritardo con cui si è avviato l’accordo con i pediatri di libera scelta per l’utilizzo dei tamponi rapidi nei bambini, avvenuto appena a metà novembre, e la mancata firma di analogo accordo con i medici di medicina generale, ancora di la da venire.

L’elenco delle carenze del Sistema Sanitario regionale emerse in corso di pandemia, tuttavia, non devono essere motivo di polemica sterile, ma piuttosto la presa d’atto delle criticità attuali, e lo stimolo per riprendere in mano energicamente tutta la struttura organizzativa, riconoscendo ai sindaci un ruolo attivo nell’identificare e risolvere i problemi delle singole comunità. In quest’ottica FUTURA intende valorizzare al massimo la funzione del Sindaco e del Consiglio Comunale quali garanti della salute pubblica, attivando senza timidezza azioni di controllo, stimolo e suggerimento a supporto e integrazione dell’azione della Regione, in un’ottica di leale collaborazione.

Immigrazione a Trieste

Per affrontare un fenomeno di tale complessità è bene partire in premessa dall’assunto fondamentale che il principio inderogabile è il rispetto dei diritti umani che la presente trattazione ovviamente intende adempiere pienamente. Le posizioni che in questa sede si intendono perseguire, partono dall’assunto che il programma in sede di elezioni comunali deve affrontare principalmente gli aspetti riguardanti tale livello, non si può però provare ad affrontare la cosa senza un’analisi di ampio raggio, concentrando poi le conclusioni sugli aspetti pratici spettanti a tali livelli amministrativi territoriali.
Nel 1985 a Schengen venne firmato il primo accordo intergovernativo per l’abolizione dei controlli alla frontiera tra Lussemburgo, Belgio, Olanda, Francia, e Germania Ovest. Dopo varie adesioni da parte di altri paesi alla “Convenzione di Schengen”, nel 1997 i paesi europei decisero di farlo rientrare nel quadro comunitario integrandolo con il “Trattato di Amsterdam”. Oggi lo spazio Schengen è composto da 26 paesi di cui 22 membri dell’Unione europea. Il Trattato di Amsterdam entra pienamente in vigore il 1° maggio 1999, e da questo momento in poi gli stati che intendono diventare membri dell’Unione europea sono vincolati a recepire la normativa in questione sebbene alcune disposizioni possano venir applicate con gradualità.
In caso di “sospensione di Schengen” si intende il ripristino dei controlli alle frontiere interne, eseguendo dei controlli in ingresso ed uscita da un paese membro. L’articolo 25 prevede “in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna di uno Stato membro” tale sospensione provvisoria. L’Italia ha operato tale sospensione (ripristinando pertanto i controlli alle frontiere) in poche occasioni, tutte corrispondenti a vertici internazionali (dal 14 al 21 luglio 2001, dal 28 giugno al 15 luglio 2009, dal 10 al 30 maggio 2017). Nei mesi scorsi a seguito dell’emergenza COVID-19 e della rapida diffusione del coronavirus molti paesi membri, in modo unilaterale senza attendere un coordinamento centralizzato europeo, hanno deciso di chiudere le loro frontiere; nei confronti dell’Italia il blocco improvviso delle frontiere da parte di Slovenia ed Austria ha avuto evidenti ripercussioni soprattutto sulla nostra regione.

I nostri confini regionali sono identificati approssimativamente a Nord con l’Austria ed ad Est con la Slovenia, quindi con i paesi mitteleuropei e mondo balcanico.
I fenomeni di immigrazione irregolare di cittadini extracomunitari si distinguono su due principali tipologie prevalenti:

  1. Persone in arrivo dal centro-nord Europa che entrano nel nostro paese in quanto respinte dagli altri paesi del nord, magari perché li non riescono ad ottenere o a rinnovare i loro permessi di soggiorno.
  2. Persone in arrivo dalla “rotta Balcanica”, che raggiungono l’Italia ed i nostri territori nello specifico, dopo mesi di viaggio tribolato da paesi quali Pakistan, Afghanistan, Siria, Iraq, Kurdistan, e vari paesi africani.

A seguito di quanto descritto sopra, pare evidente che i confini sul nostro territorio siano il primo e principale ingresso dei migranti della “rotta balcanica”, sarebbe opportuno rendersi conto che il fenomeno migratorio per quanto viene percepito a livello locale andrebbe suddiviso secondo due aspetti principali:

  1. IMMIGRAZIONE: arrivo di persone dalla “rotta balcanica” che viene rappresentato come un’emergenza, ma che in realtà sarebbe più opportuno definire come qualcosa di “strutturale”, in quanto non riveste quelle caratteristiche di fenomeno improvviso e inaspettato ma si configura piuttosto come ormai radicato, costante e permanente; pertanto le soluzioni da ricercare ed intraprendere dovrebbero essere qualcosa di organico ed organizzato di conseguenza.

  2. ACCOGLIENZA: intesa come prima assistenza e successiva eventuale integrazione delle persone in ingresso.
    Le soluzioni rivestono evidentemente qualcosa che parte da ben oltre il livello amministrativo locale, pare però opportuno fornire alcuni punti di vista e suggerimenti per come rapportarsi con quanto sopra descritto.
    Per quanto ai “flussi di migranti”, a legislazione internazionale vigente, se il rintraccio avviene entro i 10km dalla frontiera, (ad esempio sul carso triestino) si può richiedere la riammissione in Slovenia entro le successive 24 ore, in tal senso si potrebbe decidere di muoversi a mezzo di pattuglie confinarie (esempio anche con uomini della guardia forestale) e controlli tecnologici (esempio droni). Operando in tale modo non si andrebbero a ledere i Diritti Umani citati in premessa, operando di fatto quella che sarebbe una redistribuzione con gli altri paesi europei.
    Per quanto alla tipologia di accoglienza, rimane in capo agli enti locali la sola “accoglienza dei minori non accompagnati”, le altre competenze sono in capo ai livelli superiori (prefetture ecc), pare però opportuno qui esplicitare che la tipologia di “accoglienza” oltre a dover rispettare ovviamente le persone che vengono accolte, deve altresì venir implementata in modo che venga percepita positivamente anche dalla comunità che la opera, al fine di permettere una miglior gestione del fenomeno.
    Potremmo concludere segnalando che per una più corretta gestione di questa situazione complessa, bisogna riuscire a governare il fenomeno senza subirlo passivamente.

La macchina comunale

Un’ente come il Comune di Trieste rappresenta sicuramente una macchina complessa che per rispondere al meglio alle esigenze moderne deve essere capace di esprimere flessibilità e fornire risposte chiare e concrete alla cittadinanza. I criteri di efficacia, cioè la capacità di raggiungere gli obiettivi propri delle varie funzioni comunali, e quelli di efficienza cioè raggiungere tali obiettivi con l’impegno del minor livello di risorse possibili deve venir perseguito con tenacia e continuità. In tale visione viene considerato quanto segue
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Serve porre particolare attenzione agli aspetti motivazionali perché come in ogni tipo di organizzazione il personale correttamente motivato e sostenuto si dimostra capace di meglio affrontare i ruoli e le funzioni di propria competenza.
L’età media del personale visti i limiti nelle assunzioni intervenute negli ultimi anni si è ovviamente alzato, pertanto si sono verificate significative “uscite” che non hanno trovato un riscontro in termini di “copertura” programmata andando pertanto a ripercuotersi sugli organigrammi.
Esiste un problema precari, soprattutto nella funzione delle scuole.
Alcuni dirigenti apicali sono in fase di pensionamento o comunque prossimi allo stesso.
In quest’ottica, si considera sia necessario ripensare la macro-struttura dell’ente riorganizzando i ruoli dei vari funzionari, prevedendo e programmando un percorso di valorizzazione che vada ad agevolare i criteri citati in premessa, ispirandosi a logiche meritocratiche e agevolando la crescita delle energie migliori presenti all’interno del sistema.
Appare auspicabile che alcune fuzioni ora esternalizzate vengano riassorbite laddove ciò possa rappresentare una più funzionale risposta alle esigenze concrete di funzionamento.
Inoltre, sembra altresì congruo ed auspicabile rivedere il rapporto tra il numero di Dirigenti e le PO presenti in organigramma, razionalizzando ed ottimizzando, andando di conseguenza a meglio definire le responsabilità e le reali esigenze della macchina amministrativa con l’obiettivo di renderla maggiormente efficiente.

E’ un servizio meritorio che rappresenta uno dei fiori all’occhiello, ha sempre dimostrato di operare molto bene dando dimostrazione di massima disponibilità e professionalità, senza dimenticare che si basa quasi esclusivamente sulla passione e sul contributo di personale volontario. C’è la necessità di potenziare le infrastrutture in dotazione facendo diventare Viale Miramare il polo logistico comunale della Protezione Civile con una sua ristrutturazione in funzione delle esigenze e togliendo la promiscuità (ad esempio con economato), a tal fine esistono degli appositi fondi regionali pertanto l’impatto sulle casse comunali verrebbe ridotto al minimo. Le associazioni che operano con accredito regionale nell’ambito del Comune e nei territori di competenza andrebbero maggiormente sostenute, le loro sedi sono sedi operative e non è logico ad esempio far pagare i consumi o peggio l’affitto delle sedi date in uso dal Comune, va promossa una ricognizione dello stato di fatto e va data una valenza pubblica a tali attività. Va investito maggiormente in termini di sostegno per acquisto di attrezzature, divise, dpi e quant’altro secondo un piano quinquennale sulla base delle necessità di tali associazioni. Onere del Comune dovrebbe essere quello di farsi capofila nell’individuazione e nello svolgimento dei corsi di specializzazione sull’uso dei mezzi e delle attrezzature speciali (motoseghe, motopompe, bobcat, sollevatori ecc…) per tutti i volontari che operano sul territorio. Andrebbe poi creato un momento di aggregazione per gratificare il personale coinvolto, si potrebbe in tal senso pensare che il giorno del patrono diventi anche il giorno della protezione civile comunale.

E’ una funzione tra le più complesse e le problematiche sono molteplici, il personale andrebbe motivato, incentivato e supportato in modo particolare visto il tipo di servizio che si trova a svolgere.

Recentemente è stato avviato un periodo sperimentale (da giugno 2020 a gennaio 2021) di “riduzione” del reparto motorizzato, che era da 20 anni un fiore all’occhiello del corpo, destinando parte di tali risorse all’infortunistica per incidenti stradali e commutando altra parte alle “multe dinamiche”.

Va ricordato che a Trieste si rilevano oltre 2500 incidenti pertanto i numeri si attestano su valori particolarmente elevati ed in tal senso bisogna reagire alle necessità.

Si considera inderogabile dare svolgimento al nuovo concorso per agenti entro la fine del 2021, l’organico attuale è ridotto a circa il 60% rispetto a circa 15 anni fa e la media di età risulta particolarmente elevata.
Vanno incentivate le attività sul controllo dell’abusivismo ambientale ed edilizio di un certo rilievo, vanno potenziati i servizi sul territorio dando le risposte attese ai cittadini.

Vanno riportati i vigili in servizio dagli uffici alle strade.
Il parco automezzi deve venir razionalizzato, va rivisto il piano quinquennale e deve venir posta maggior attenzione alle reali necessità al momento dell’acquisto dei veicoli; spesso gli acquisti a mezzo consip o mepa portano ad acquistare veicoli senza che si possa agire con la necessaria discrezionalità potendo optare per le funzionalità e le caratteristiche necessarie in un veicolo adatto a tale particolare funzione (vedi ad esempio spazi necessari agli operatori ma ancora di più in caso di persone che vengono coattivamente portate via).

Il gruppo cerimoniale andrebbe rilanciato valorizzandolo e facendolo ritornare ai fasti del passato.
La dotazione tecnologica (ponti radio, sistemi di comunicazione, supporti di sicurezza come gps) andrebbe rivista e soprattutto messa in funzione fornendo la dovuta copertura territoriale.
Va promossa un’organizzazione unica della polizia locale nel territorio provinciale triestino a mezzo di convenzioni, consorzi o servizi associati con gli altri comuni.

Si può pensare di attivare un nucleo ciclistico (o con sea drive) per il controllo del centro cittadino, ed un nucleo “droni” per il monitoraggio e controllo del territorio in caso si presentassero particolari emergenze.

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