Notizie

Trieste città delle Statue: le proposte di Futura per valorizzare il patrimonio museale

Nella giornata di oggi mercoledì 28 aprile, si è svolta una conferenza stampa dal titolo “La cultura per Trieste”. Presso la statua di Umberto Saba in via Dante a Trieste.

Sono intervenuti il nostro candidato sindaco Franco Bandelli e gli esponenti del movimento Michele Sacellini, Roberto De Gioia, Rina Anna Rusconi e Davide Blegi.

Al centro della conferenza stampa le proposte di Futura per valorizzare l’ingente patrimonio museale cittadino.

Rina Anna Rusconi, a nome del Movimento Futura, ha illustrato i dettagli di un innovativo e originale progetto in grado di attrarre turismo e generare ricadute economiche per la città.
Per sottolineare le caratteristiche storiche, artistiche o letterarie a Trieste, ha proposto una politica delle “Statue”. Un progetto, ha spiegato Rina Anna Rusconi, dai risvolti affascinanti.

Il coordinatore provinciale Michele Sacellini, ha introdotto l’incontro con la stampa esprimendo l’auspicio di una gestione museale più moderna. Ricordando la presenza nelle strutture museali Trieste di reperti e opere importanti su cui puntare per una valorizzazione dell’intero patrimonio conservato. Tra queste, ha citato come esempio il pulsante di Marconi e le presenze sul territorio dello squalo bianco e del dinosauro più grandi d’Italia.

A suggellare la conferenza è stato un intervento di Franco Bandelli che simbolicamente ha “restituito” a Saba il bastone nuovamente sottrattigli dai “soliti ignoti”.
Un segno di quello che dovrebbe essere il rispetto anche da parte delle Amministrazioni per il proprio patrimonio artistico. Rimarcando l’importanza di un sistema di video sorveglianza che finora è stato solo promesso, ma mai attivato dalle precedenti Amministrazioni. Necessario per la salvaguardia del patrimonio monumentale cittadino dai vandalismi.

Le tre statue ora esistenti, quelle di Italo Svevo, Umberto Saba e James Joyce, nate sotto la Presidenza di Franco Bandelli all’allora Apt di Trieste, ha precisato Rina Anna Rusconi, costituiscono un richiamo visivo immediato. Sono oggetto di foto e selfie da parte dei turisti e fungono da arredo culturale ed evocativo del patrimonio letterario che Trieste rappresenta, mentre c’è un grande vuoto soprattutto da un punto di vista storico. E questo segna, secondo Rina Anna Rusconi una “riduzione” in termini culturali di ciò che Trieste realmente rappresenta nell’immaginario collettivo.

Per rammentarlo, servirebbero delle statue che ricordassero la svolta di Trieste come Porto Franco degli Asburgo, cioè quelle di Francesco Giuseppe e Maria Teresa d’Austria. Statue che sarebbero storicamente coerenti e turisticamente rilevanti, senza per questo rischiare di cadere in anacronistici ricordi dei “bei tempi andati”.

Secondo la nostra esponente Rina Anna Rusconi, di professione guida turistica, questi monumenti insieme alle statue già esistenti di Leopoldo I, Carlo VI, Elisabetta d’Austria e dell’Imperatore Massimiliano del Messico, restituirebbero un quadro chiaro della collocazione geopolitica e culturale della Trieste dei secoli scorsi. Una commissione apposita composta da studiosi ed esperti sarebbe chiamata ad esprimersi su quali possano essere ancora i personaggi da collocare e in quali sedi, così da conferire ancora maggior peso, anche visivo, alla già straordinaria storia cittadina.

Avrebbero ragion d’essere, tra le altre, le statue dedicate al grande Johann Joachim Winckelmann, padre del “neoclassicismo”, Carl Ritter von Ghega, conosciuto dai più come Carlo Ghega, l’ingegnere che progettò la Ferrovia meridionale Vienna-Trieste, così come il boemo Josef Ressel, geniale inventore dell’elica.

Per la musica, viene facile pensare al grande Lelio Luttazzi, per lo sport un nome su tutti è senza dubbio quello di Nereo Rocco, così come meriterebbero una statua le “venderigole” di Ponterosso.

Se poi volgiamo lo sguardo in ambito letterario, gli spunti sono tanti che possiamo suggerirne soltanto alcuni. Tra questi, certamente Virgilio Giotti, cantore della triestinità più genuina, Guido Cergoly che “disegna” il volto mitteleuropeo di Trieste, Fulvio Tomizza, la cui letteratura di frontiera ha fatto il giro del mondo, Scipio Slataper, con la sua struggente prosa de “Il mio Carso”, ma anche il grande Edoardo Weiss, allievo di Sigmund Freud e fondatore della prima Scuola di Psicanalisi italiana.

Potremmo continuare a lungo, ma non è importante ora elencare tutti i grandi protagonisti della cultura del nostro territorio, bensì mandare un chiaro messaggio. Ci vorrebbe cioè un progetto d’insieme per trasformare Trieste nella città delle statue in modo che si “materializzino” visivamente alcuni tra i grandi personaggi che ne hanno percorso le strade e hanno contribuito con la loro opera a dare vita a un tessuto connettivo straordinario che ancora oggi è palpabile, ma troppo spesso riservato ai soli “intenditori”.

Tra le citazioni dei tantissimi che hanno sancito il “valore culturale” di Trieste, quella di Carlo Bo appare tra le più significative e rende pienamente l’idea. Il critico letterario e grande erudito affermava che “Trieste è stata uno dei luoghi santi della letteratura italiana del Novecento. Cominciamo, dunque, col dire che la letteratura triestina ha rappresentato la parte più alta della nostra coscienza… in quanto una cultura letteraria nuova, ma anche un diverso modo di intendere e di fare letteratura”… La letteratura italiana del Novecento non avrebbe senso, non sarebbe quella che è senza il capitolo degli autori triestini”.

Ma la letteratura non può restare avulsa dal luogo in cui si produce, anzi, è lo specchio di quel mondo, della sua storia, della sua collocazione geografica, delle genti che vi approdarono, delle diverse espressioni artistiche che poi vi nascono. In una parola, la letteratura nasce dalla “cultura” di uno specifico luogo e trae ispirazione da incredibili intrecci e insospettate stratificazioni che risultano alla fine assolutamente uniche. Ecco perché è il contesto letterario più di tutte le altre arti a spiegare con maggior forza l’importanza che un’adeguata politica culturale del territorio può regalare a una città.

La proposta che avanziamo oggi, conclude Rina Anna Rusconi, è quella di “creare” una città delle statue.

Una proposta per certi versi singolare, ma anche rigorosamente in linea con la storia di Trieste, utile a riportare visibilmente a galla quell’immensa anima sommersa che è la “triestinità” mostrandola ad altezza d’uomo. Ripopolando letteralmente la città dei suoi grandi protagonisti per poterli “reincontrare” nelle strade e nei luoghi che usavano frequentare e quindi farli uscire dai libri, dai romanzi, dalla poesia, dai saggi, dall’arte per entrare nella vita di tutti i giorni, spazzolando via dai loro abiti quella patina grigia che si chiama tempo.

Un’idea a nostro modo di vedere innovativa e molto efficace dal punto di vista promozionale che potrebbe generare curiosità, interesse, lavoro e ricadute economiche. Ci sembra pertanto riduttivo, seppure finora molto utile, lasciare in mano a diversi gruppi, associazioni o comitati spontanei la spinta per richiedere la posa ora di una statua, ora un’altra.

La questione meriterebbe di essere trattata attraverso un progetto d’insieme più coordinato per trarre dal sostrato culturale straordinariamente ricco di Trieste un risultato che possa rappresentare un suggestivo e a dir poco unico “arredo urbano” dal forte impatto emozionale e dalla grande valenza turistica. Il tutto coordinato ovviamente dall’Amministrazione comunale”.

Condividi su:

Condividi su facebook
Condividi su twitter

Articoli recenti

© 2021 Futura (C.F. 90163240329)
Tutti i diritti riservati

Politica dei cookie